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IL BLOG DI FRANCO PARLAVECCHIO | Elezioni il 25 settembre: stessi protagonisti, stessi volti, stessa stampa che prima esalta e poi uccide (vedi Conte). Voto a perdere

Era l’uomo più amato di tutta la sinistra moderata, era il simbolo dell’area progressista, il leader indiscusso del futuro, indicato anche dal PD come unico nome per il governo del cambiamento, si chiamava Giuseppe Conte, Giuseppi per gli amici. In un attimo è diventato una sorta di mostro politico, distruttore delle speranze italiane, colui che ha innescato la crisi di Governo per meri interessi di bottega.

La verità ancora una volta sta nel mezzo: Conte è stata un’invenzione politica improvvisata che ha partorito un personaggio medio, prono alle richieste di qualsiasi alleanza di potere ed ora alla ricerca di una identità politica utile per sopravvivere. La solita impulsiva necessità di trovare il re del momento riesce a distruggere qualsiasi velleità di progetto.

I Cinque Stelle hanno innescato la miccia per la caduta del Governo Draghi, Lega e Forza Italia hanno seguito la scia, il Partito Democratico ha avuto una reazione forte quanto un colpo di tosse per non compromettere eventuali strategie per le prossime alleanze. In fin dei conti le elezioni sono anticipate solo di qualche mese, ma quel tanto che basta per favorire chi occupa attualmente gli scranni del Parlamento.

Presentare le liste per le elezioni politiche richiede un grandissimo sforzo burocratico, talmente impegnativo e complesso da essere immaginabile solo per chi vive già il Palazzo. Per chi sta fuori è una missione praticamente impossibile, soprattutto se il lavoro sulla scelta delle candidature e la raccolta delle firme richiedono un impegno extra nel mese di agosto. Pura utopia.

Quindi la partita sarà giocata dalle stesse squadre che negli ultimi 5 anni hanno prodotto risultati utili solo a  risolvere il problema della propria autoconservazione. Da un lato il centro destra litigiosissimo e diviso alle scorse elezioni ammnistrative ma che finge sicurezza grazie ai sondaggi favorevoli.

Dall’altra parte il Partito Democratico che ha due possibilità: allearsi con tutti per provare a vincere o perdere le elezioni presentandosi in solitudine (Di Maio e Speranza coincidono con la solitudine) con l’occasione di fare bottino pieno e far fuori in solo colpo Renzi, Calenda e lo stesso Conte che sarebbero penalizzati dall’eventuale scelta sul voto utile.  La partita è appena iniziata ma sembra già conclusa, tante basse strategie e zero contenuti, perché l’unico punto dei programmi elettorali sarà composto da una sola parola: sopravvivere.

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