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IL BLOG di Franco Parlavecchio | Troppi disabili e le loro famiglie condannate a fine pena mai... fatto di solitudine

Prova per un attimo a pensare di vivere insieme ad una persona che soffre per una grave disabilità. Questo dolore si riverbera automaticamente dentro di te e verso coloro che ogni giorno devono gestire questo stato di disagio. E’ come sopravvivere in un percorso pieno di insidie con l’ostacolo che si allontana per farti cadere ad ogni metro arrancando in una corsa che non finisce mai. Se poi questa situazione, non semplice, viene aumentata da quel senso di solitudine causato dall’assenza delle istituzioni, allora tutto viene ulteriormente amplificato. Le vittime di questo malessere sono la persona disabile e la propria famiglia, entrambi privi di colpe. Se la vita già non ti ha concesso sconti, sarà tutto il resto che ti affonderà.

Sul tema della disabilità la politica è sorda perché non riesce ad ascoltare i bisogni delle famiglie, cieca perché completamente avvolta sulla propria superficialità e sugli egocentrismi ideologici dei propri rappresentanti. La convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità al fine di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà, seppur recepita, è completamente disattesa e ignorata. Inoltre le famiglie che dovrebbero essere al centro di ogni attività di assistenza, di partecipazione alle difficoltà e alla possibilità di utilizzo delle risorse destinate al fondo della non autosufficienza, sono costrette a subire la mediazione da parte di associazioni che non sempre possono soddisfarne i reali bisogni.

Se invece lo stato di disagio diventa il frutto di una scelta personale, a quel soggetto sarà sempre concessa una seconda opportunità. Anche in questo caso la politica ha diverse colpe: hai scelto la strada della droga? Sarai accolto in comunità e poi avrai un lavoro e conserverai tutti i diritti. Hai rubato o rapinato o anche ucciso? Affronterai un periodo di rieducazione e poi sarai pronto per il mondo del lavoro con un mestiere sicuro. Questo aiuto è solo a senso unico. Uno stato sociale pronto ad aiutare chi ha sbagliato per offrire una seconda o terza possibilità e spietato nei confronti di chi colpe non ne ha mai avute.

E poi c’è il problema della scuola che, oltre ad aver accentuato la lontananza con tutti gli studenti a causa della pandemia, ha visto completamente esclusi i bambini con disabilità. Se poi anche la famiglia dovesse mancare, nel vuoto intervengono anche i reparti di psichiatria, come nel caso dei ragazzi autistici, magari legati di notte perché nessuno può assisterli, che vivono giorno dopo giorno senza alcun sostegno e che non potranno mai sognare un futuro. Diventano solo un peso per la società e come tali sono trattati, senza dignità, senza diritti, senza un progetto di vita. Tutto questo ovviamente ora non fa notizia, è solo un problema per pochi.
Storie tristi per un attimo, poi tutti giriamo lo sguardo indifferenti perché l’augurio di buon anno è un privilegio per pochi.

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