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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Canzoni, calcio e …tiranni

Da giovane e da maturo non avevo interesse per il calcio (tranne da ragazzino per il Grande Torino morto a Superga, anni in cui incominciai ahimè a fumare, e ho smesso da sera a mane 30 anni fa) e per le canzoni, quei mix di parole e musica che gli intellettuali schizzinosi chiama(va)no canzonette. Non credo che sia la geriatrica caduta di neuroni il mio attuale interesse, peraltro ‘moderato’, per il Toro e per un po’ di ascolto di cantanti, che sento per lo più dopo la suggestione di letture, proprio per carenze basiche, tranne le solite notizie sanremiane che si scorrono o subiscono sui giornali. Che conosca Gianni Morandi o Fabrizio De André o Milva e Mina va da sé, ma come nomi nella memoria. [Nerina amava molto Paolo Conte e Franco Battiato]. Dunque, poiché χћαλερά τά καλά (kalerà tà kalà/ardua è la bellezza), io vado in cerca di canzoni un poco ‘insolite’, come quelle della magnifica cantante di colore Nina Simone (Eunice Kathleen Waymon, 1933- 2003, strepitosa nei generi blues, soul, folk, gospel), pianista, scrittrice, intemerata attivista per i diritti civili. 

Fra le sue migliori c’è “Sinnerman-Peccatore”, un delirio lirico e biblico, apocalittico, un canto e inno terribile e memorabile che ti fa tremare i polsi e il cuore e
c’è per sovrappiù come dono divino la sua voce capace di tutti i miracoli sonori: «Sinnerman, where you gonna run to? Where you gonna run to? All on that Day… Peccatore dove scappi? Peccatore dove scappi? Dove andrai? Ci andremo tutti il giorno del giudizio… Io corro verso le rocce… verso le rocce … ci andremo tutti il giorno del giudizio. La roccia gridò… non posso nasconderti. Non abbandonarmi… Non vedi che ho bisogno di te roccia? Ci andremo tutti il giorno del giudizio…». Ho trascritto qualche verso qua e là, ma leggetela tutta e ascoltatela almeno due volte, care persone che mi leggete sfidando la decenza e rischiando le meningi. (GRAZIE!).

Nina Simone, che sublime creatura e si racconta come uno dei suoi due mariti la picchiasse, e si vedano i tormenti di Tina Turner e e di altre molte infelici donne che sono nella Storia della musica. Siamo tutti nati dal fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle, così Oscar Wilde. Putin morirà anche, nel fango. Estraendo da p. 79 delle 414 del mio “Indizi terrestri e celesti. Poesie 1955-2005”, per una volta oso imporre un epigramma: «La mia libertà / È tale finché esiste la tua. // Nella misura in cui non sei più libero / Non lo sono nemmeno io. // È a questo punto che il tiranno / Sorride appollaiato sulla forca». Chiudo con una Letterina (della serie ‘Fango’) a Ciro Immobile: «Anziché segnare un gol al 93’ al mio Toro meritevole di vittoria non era più eroico segnarne uno alla Macedonia!!! e così portare l’Italia ai Mondiali?».

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