Sabato, 13 Luglio 2024
PROVINCIA

SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Gente d’Italia, difendiamo il Diritto alla Buona Morte

Mi sono steso sul letto e ho finto di essere del tutto paraplegico. Sdraiato immobile, solo gli occhi mobili. Le braccia frolle lungo i fianchi, il bacino di
granito, le gambe inerti ridotte a stecchi. Mi sono immaginato essere una mummia, ma – si fa per dire – viva. Cosciente. Mi sono immaginato di essere prigioniero di un corpo morto, la mente in navigazione in oceani di immutabile inerzia corporea. Come recita il distico di Francesco? «Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, / da la quale nullo homo vivente po' scappare». Ma ci sono malattie che incatenano a una morte vivente, cui solo il finis vitae può dar conforto. Sbocco pio, pietoso. Non ipocrita e violento. Finto paralitico, sono entrato da subito nel panico e in una sorta di atroce asfissia. Ho stretto i denti, respirato col naso, poi a bocca aperta per inghiottire ossigeno, e cercato di stare immoto e quanto più «sereno», pensando che ero come uno scienziato che si inocula un nuovo vaccino da lui scoperto e che vuole sperimentare su di sé. Sta’ al gioco, con coraggio, mi dicevo. 

So che ho resistito in quello stadio, in quello stato di forzata, disumana posizione sei minuti, eterni, crudeli, barbarici, roteando soltanto gli occhi, unico tramite di comunicazione fuori dalla gabbia di carne inerte e inerme. Com’è la giornata dei prometei incatenati alla roccia irredimibile del dolore assoluto. Quanti saranno nel nostro barbaro impietoso paese? Alla fine di quello spazio di tempo infinito, di quello strazio, sfinito e terrorizzato ho respirato a bocca
spalancata e ho urlato dimenandomi. Tornato dall’averno. Dopo attimi di claustro terribile. Quelli che difendono la vita a oltranza, negando il diritto a
morire a chi non ne può più di soffrire dopo anni di non-vita (non coma) vigile e consapevole , l’infelice, di star rubando a un tempo ribaldo un
destino animalesco, dico: restate non sei minuti ma quindici sul vostro letto fattosi calvario. Sdraiatevi, prego, strenui pomposi defensores 

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