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Martedì, 7 Febbraio 2023
PROVINCIA Marsciano

Rubata 18 anni fa, ritrovata a casa di un collezionista: i carabinieri recuoperano una mattonella votiva della Madonna del Cerro

La ceramica scomparsa dalla cappella di villa Vallerani a Marsciano è del XVI secolo

La maiolica ex voto, raffigurante l’“Incontro tra Maria e Santa Elisabetta”, è stata restituita dai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Perugia alla famiglia Vallerani, proprietaria dell’omonima storica villa di Cerro di Marsciano, nel cui complesso ricade anche la chiesetta oratorio della Madonna del Cerro.

La mattonella votiva, realizzata dalle fornaci di Deruta nel XVI secolo, era stata rubata nella notte fra il 9 e il 10 febbraio del 2004 da ladri rimasti ad oggi ignoti, dopo essere stata staccata dalla facciata esterna del luogo di culto.

Il manufatto, descritto tecnicamente “mattonella istoriata policroma”, è stato individuato dai carabinieri sul catalogo di una casa d’aste lombarda, grazie alla segnalazione di un esperto dell’arte ceramica di Deruta che l’ha riconosciuto e segnalato ai carabinieri.

Lo sviluppo delle indagini ha permesso agli “investigatori dell’arte” di risalire al possessore dell’oggetto, un collezionista settantaseienne marchigiano il quale, immediatamente interpellato in merito, ha dimostrato la sua buona fede fornendo la documentazione necessaria a escludere responsabilità penali a suo carico.

Nel ricostruire i passaggi di mano, i carabinieri hanno accertato che la maiolica era stata regolarmente acquistata dall’ignaro collezionista nel 2007, per una cifra ritenuta congrua al valore di mercato, da un commerciante d’arte della provincia senese che, a sua volta, ne era entrato in possesso qualche mese dopo il furto.

La piena corrispondenza fra l’oggetto rubato e quello individuato in asta è stata confermata dal riscontro ottenuto attraverso la consultazione della “Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti”, dove era inserita la denuncia del furto regolarmente formalizzata dal proprietario - dal riconoscimento ad opera dell’esperto, e, soprattutto, dai dettagli che possono definirsi vere e proprie “impronte digitali”, ovvero le tracce di lavorazione, i segni e le scalfitture procuratesi nel tempo e che la rendono un oggetto unico.

A distanza di diciotto anni dal furto, grazie alla sensibilità di chi ha riconosciuto l’oggetto e al lavoro dei carabinieri, diretti nell’attività investigativa dall’autorità giudiziaria senese, che ha disposto il sequestro e la restituzione del bene ai legittimi proprietari, si è potuto ancora una volta restituire alla sua terra d’origine un altro bene culturale ritenuto “perduto”, recuperando un piccolo ma significativo tassello di storia che oggi è finalmente “tornato a casa”.

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