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PROVINCIA Città di Castello

A Città di Castello l'assemblea di Cgil, Cisl e Uil sul futuro della sanità in Alto Tevere

Evento con operatori, cittadini, amministratori e associazioni. Forte richiesta: “Il piano socio-sanitario va cambiato”

Un piano socio-sanitario che va “cambiato” perché “fatto solo di enunciazioni di principio, ma fortemente carente nella sostanza”. Un piano soprattutto non “condiviso con i territori e gli attori sociali” e quindi lontano dai “reali bisogni reali delle persone”. È questo il messaggio che emerge dalla terza tappa del percorso di assemblee organizzate da Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria, che si è svolta nella giornata di venerdì 4 febbraio, a Città di Castello. Assemblea molto partecipata – seppure nel rispetto dei limiti imposti dalla pandemia – alla quale hanno portato il proprio contributo lavoratrici e lavoratori della sanità, cittadine e cittadini, studenti, associazioni (tra cui la Croce Rossa) e rappresentanti delle istituzioni: da Luca Secondi, sindaco di Città di Castello, ai suoi colleghi di San Giustino Paolo Fratini; di Montone Mirco Rinaldi e Lisciano Niccone Gianluca Moscioni, insieme al primo cittadino di Monte Santa Maria Tiberina Letizia Michelini. Poi i consiglieri regionali Luca Bettarelli e Manuela Puletti, il direttore sanitario della Usl Umbria 1, Silvio Pasqui, consigliere e consiglieri dei vari comuni del territorio.

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Il tratto comune degli interventi – già emerso anche nelle precedenti assemblee di Spoleto e Castiglione del Lago – è stato il riconoscimento della necessità di un percorso di partecipazione alle scelte sul futuro della sanità umbra, che finora è mancato. Tanto più in un territorio “di frontiera” come è l'Alto Tevere, che può e vuole rappresentare un punto di riferimento anche oltre i confini regionali. Per fare questo però – è stato ribadito sia dai sindacati che dai rappresentanti del territorio – è necessario investire fortemente nella sanità di prossimità, che non significa però solo “costruire nuove strutture”, come le fondamentali case di comunità (a proposito – è stato sottolineato da Cgil, Cisl e Uil – nel piano non si capisce quante e dove), ma riempirle di servizi e di risposte reali alla cittadinanza, e quindi di personale (è stato ribadito che delle 1150 assunzioni a tempo indeterminato annunciate dalla Regione ne sono state fatte poche decine).

“La grande partecipazione all'assemblea di oggi e a quelle delle passate settimane – hanno sottolineato i segretari di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Maurizio Molinari – testimonia il bisogno e la volontà del territorio di dire la propria, di partecipare. Il nostro obiettivo è quello di raccogliere questa partecipazione e trasformarla in rivendicazioni da rivolgere a chi finora non ha voluto ascoltare”. A questo scopo, i sindacati hanno anche annunciato la predisposizione di una petizione popolare che sarà lanciata nei prossimi giorni, per allargare ulteriormente la condivisione delle richieste e delle proposte del sindacato. Otto i punti individuati da Cgil, Cisl e Uil: lotta al Covid; nuovo piano di assunzioni a tempo indeterminato; protocollo sugli appalti; lotta agli infortuni e alle malattie professionali; convenzione con l'Università; criteri stringenti nel rapporto con la sanità privata; programmazione e investimenti (numeri precisi su case e ospedali di comunità); strutturazione di veri percorsi di partecipazione.

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“Su questi punti intendiamo verificare la disponibilità al confronto da parte della giunta regionale – hanno concluso Cgil, Cisl e Uil – ma in caso di ulteriori chiusure la mobilitazione proseguirà senza escludere alcuna forma di lotta”.

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