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Il WWF contro la Cecchini: “C'è un' invasione di cinghiali in Umbria, subito dimissioni”

La denuncia del presidente del WWF di Perugia in un lungo post su facebook: "Gravi conflitti di interesse, aumento di cinghiali solo per il puro divertimento della caccia e la specie non è nemmeno autoctona"

L’aumento massiccio dei cinghiali nelle zone dell’Umbria e il problema dei danni alle colture degli agricoltori, al centro della denuncia del presidente del WWF Sauro Presenzini. In un lungo post su facebook, incalza la polemica contro la questione dei cinghiali e del numero spropositato della loro presenza in Umbria, che-secondo il WWF- starebbe creando danni ingenti all’agricoltura  territoriale e chiede le dimissioni dell'Ass.re Fernanda Cecchini.

La specie non autoctona "Il cinghiale maremmano, quello autoctono piccolo di taglia, al massimo 60-80 kg faceva una sola cucciolata l’anno di 2-3 esemplari, questa specie è stata soppiantata da esemplari introdotti in maniera sconsiderata e abusiva, esclusivamente per motivi venatori, trattasi di cinghiali provenienti dall’Est Europeo, una specie invasiva ed aliena che è entrata in competizione delle stesse risorse alimentari e del territorio, facendo scomparire il nostro “piccolo maremmano”.

Secondo il WWF l’esplosione demografica per motivi venatori  era l’obbiettivo, ma allo stesso tempo in rotta di collisione frontale, dal punto di visto dell’imprenditore agricolo e tutela del suo reddito. Secondo il presidente c’è un conflitto di interessi tra chi ne vorrebbe preservare le quantità, ovvero i cacciatori per il loro ludico divertimento, chi invece vorrebbe eliminarli completamente, ovvero gli agricoltori che lamentano danni milionari alle loro colture e il mondo scientifico abituato da sempre a ragionare in termini d’equilibri ecologici. “La politica è nel mezzo, a tentare di trovare la quadra di una situazione francamente insostenibile”.

“Gli Ambiti territoriali di caccia, (gli ATC )- prosegue- dovrebbero gestire il territorio, assieme all’odierna Ass.re Cecchini, facendo sintesi di un problema ad oggi insormontabile,  ma questo non è di certo possibile tenuto conto dell’enorme sbilanciamento dei componenti degli ATC che teoricamente dovrebbero essere rappresentanti delle diverse categorie: agricoltori, cacciatori, Enti Locali e ambientalisti. L’altro problema che si aggiunge è che tutti i componenti degli ATC (ad esclusione del rappresentante del WWF) sono cacciatori (quasi tutti  cinghialari), sia i 4 componenti degli agricoltori, sia quelli degli Enti locali, fino al ridicolo dei 4 rappresentanti di pseudo, quanto finte associazioni ambientaliste. E’ evidente il conflitto d’interessi e lo sbilanciamento nel prendere decisioni da parte di chi dovrebbe invece prendere e/o suggerire soluzioni efficaci”.

Ma la polemica non tende ad abbassare i toni: alla base di tutto il problema c’è  una “inerzia gestionale”- incalza Presenzini- e la risposta è da ricercare nell’evidente fallimento degli abbattimenti selettivi. L’avversione palese e strisciante delle organizzate squadre dei cinghialisti è nota, esse si vedono sottrarre il “bersaglio mobile pronto caccia”, (magari anche gravida), dal singolo agricoltore autorizzato all’abbattimento. Una melina inestricabile ed inaccettabile da parte di  chi potrebbe, se solo volesse, legiferare per il contenimento, fin’anche all’eradicazione della specie, con metodi sia incruenti che cruenti, ma questo significherebbe perdere il consenso elettorale".

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