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"Vulva carnosa... godi con noi": la litania provocatoria delle femministe rischia di finire in tribunale? "Violato l'articolo 403 codice penale"

La provocazione avvenuta davanti al Duomo non è piaciuta al Popolo della Famiglia, al Movimento per Perugia e al Comitato Difendiamo i nostri figli. Gli unici che non commentano sono i vertici della Curia

"Vulva carnosa.... prega per noi", "Vulva saporita... prega per noi". (vedi il video) Sono solo alcuni esempio di parole utilizzate dalle femministe lo scorso 8 marzo - immortalate in un video che a distanza di giorni fa discutere nei social - per scimmiottare le litanie religiose. Il tutto davanti al Duomo di Perugia. Ora la situazione si sta facendo un po' più seria dopo la discussione-scontro su facebook si è passati ai potenziali esposti della magistratura.

A sollecitare i magistrati sia il Popolo della Famiglia che il Movimento per Perugia che hanno ricordato l'esistenza di un articolo del codice penale che sarebbe stato non rispettato dalla femministe: l’Art. 403 del Codice Penale dice che Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1000 a euro 5000. "Ci auguriamo che la Magistratura - hanno scritto i vertici del Movimento per Perugia - intervenga quanto prima e faccia gli opportuni approfondimenti del caso. Auspichiamo che la Curia di Perugia faccia sentire forte la sua voce sui media e con le Istituzioni contro queste provocazioni e prenda una posizione netta e decisa, a tutela dei luoghi sacri e dei fedeli".

Per il momento nessun commento è arrivato dal Cardinale e dal vescovo ausiliare.  Indignati e amareggiati anche i nove comitati per l'Umbria di Difendiamo i Nostri Figli: da biasimare la totale mancanza di rispetto per chi professa la religione cattolica e per tutte le donne, il cui corpo (come provato dalle risate di sottofondo che si odono nel video) è stato fatto oggetto di pubblico scherno e derisione. A ciò si aggiunge l'uso improprio del patrimonio artistico della città, simbolo della storia e della cultura della nostra Regione, come si può evidenziare dalle foto diffuse. Episodi come questi sono sicuramente un regresso sul cammino dell’autentica ed auspicata emancipazione femminile ed è vergognoso che esistano donne promotrici di eventi che le dipingono esclusivamente come un organo oggetto di piacere". I comitati chiedono con un colpo di fioretto ma di quelli che fanno male: Paragonare una donna ad un organo di piacere non è forse questa una delle maggiori accuse che da decenni le donne rivolgono agli uomini?!".

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