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Verso il voto - Un professore-filosofo per la città, per ripensare gli spazi sociali e il coinvolgimento della gioventù

Intervista a Gaetano Mollo: "Per Platone spettava ai filosofi preoccuparsi del bene di tutta la repubblica. Oggi dobbiamo poter avere e mettere in atto idee funzionali e organiche, volte al benessere sociale dell'intera collettività"

Le elezioni comunali dell’8 e 9 giugno hanno visto, a Perugia, primeggiare alcune categorie professionali nel lungo elenco dei candidati: avvocati e professori sono tra i più rappresentati. E tra i secondi i filosofi sono la maggioranza, forse per inseguire quel mito del diritto alla felicità così caro ai padri fondatori degli Stati Uniti d’America.

Il professor Gaetano Mollo, già docente di Pedagogia all’Università degli Studi di Perugia, autore di studi e saggi sull’educazione e sui giovani, nonché autore di racconti,come “Ramoso”, una fiaba per adulti, e il romanzo storico “Il sindaco” oppure “Al rogo. L’ultimo Gran Maestro dei Templari”, si candida con “Pensa Perugia” a sostegno di Vittoria Ferdinandi.

Professor Mollo, perché la scelta di candidarsi?

“Mi è stato proposto dal raggruppamento di ‘Pensa Perugia’ di entrare in una lista civica (Laboratorio civico), all'interno di una coalizione, che appoggia la candidata a Sindaco Vittoria Ferdinandi, che è stata una mia bravissima studentessa. Ho pensato potesse rappresentare una bella opportunità, per divulgare la visione di una ‘politica culturale’, volta a produrre un benessere sociale diffuso, specie per i giovani, le famiglie e gli anziani. Tanti anni passati all'Università e nelle scuole, accanto ai giovani, mi hanno indotto a cercare di offrire la mia esperienza didattica, per cercare di creare situazioni di aggregazione socio-culturale e di formazione civica”.

Perché adesso?

“Adesso, perché personalmente gli impegni accademici si sono per me ridotti e credo che ci si debba impegnare per fornire esempi di città partecipi, attive e vivibili sotto ogni aspetto. Adesso, perché in una città frammentata e disgregata come Perugia, si rende necessario rianimare i luoghi di aggregazione come i parchi o rendere più organica la cooperazione fra le attività scolastiche e quelle ricreative e sportive per i ragazzi/e e per i giovani. Si potrebbero riproporre i ‘giochi della gioventù’ e istituire la ‘città dello sport’”.

Cosa può fare un professore e filosofo per la città?

“Ricordiamo che per Platone spettava ai filosofi preoccuparsi del bene di tutta la repubblica. Oggi dobbiamo poter avere e mettere in atto idee funzionali e organiche, volte al benessere sociale dell'intera collettività. Ma le idee sono strumenti, che di per sé sono cieche, se non si riferiscono a degli ideali di vita democratica e di comunità vitali, dove ogni persona possa ritrovarsi e partecipare. Se assistiamo a tanta solitudine, è perché stiamo perdendo i fondamenti della vita sociale cittadina: quelli della condivisione e della collaborazione. Il senso dell'umanità deve poter essere coltivato dalle tante relazioni della vita associata”.

Come vede Perugia oggi?

“Dicevo, prima, che la nostra è una città frammentata e disgregata. Non è più la città degli anni Cinquanta o Sessanta, dove si abitava quasi tutti attorno al centro e ci si ritrovava ai giardini Carducci o al corso Vannucci. Oggi dobbiamo ricostituire tante comunità diffuse nel territorio, che possano far sentire la loro voce - come dal simbolo del megafono - che dalla Fontana Maggiore amplifica la voce della cultura nella piazza”.

Come la vorrebbe nel futuro?

“Vorrei una città attiva e vivibile, dove si moltiplichino le opportunità di coltivare interessi e ci sia cooperazione fra tutte le associazioni culturali e le istituzioni educative, specie tra famiglia e scuola, mondo della formazione e mondo del lavoro. Una città pulsante della gioia di ritrovarsi, per scambiarsi esperienze e fare della vita sociale un laboratorio di creatività e inventività, dove la cooperazione sia al centro. Una città dove la burocrazia si trasformi in serviziocrazia”.

Prima cosa se venisse eletto?

“Per poter rianimare la nostra bella città, organizzerei dei corsi per ‘animatori di città’, ripristinando - rinnovandone l'impostazione - le circoscrizioni. Le vedo come centri culturali, uniti in una rete a centri concentrici, in una osmosi dinamica progettuale e comunicativa, superando la distinzione fra centro e periferia, frutto di un superato e inefficiente sistema piramidale”.

Un appello agli indecisi e a chi non vota più?

“C'è una nuova voglia di partecipazione in città. C'è un nuovo entusiasmo di volersi sentire co-protagonisti. Non ripieghiamoci - come in castigo - nel nostro angolo solitario e diffidente. Possiamo ricostituire tante piazze itineranti, con le iniziative di animazione e la voglia di incontrarci, per cercare di includere tutti e ritrovarci assieme a condividere una vita sociale più animata e compartecipe”.

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