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Umbria, mazzata per il Pd a un mese dalle elezioni: Di Girolamo si dimette da sindaco di Terni

"Ho ricevuto oggi - ha detto Di Girolamo - la notifica del dispositivo della decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti che rigetta il ricorso del Comune di Terni"

Leopoldo Di Girolamo si è dimesso da sindaco di Terni nel pomeriggio di martedì 30 gennaio. Una mazzata, elettoralmente parlando, per il Pd a poco più di un mese dalle elezioni politiche del 4 marzo. "Ho ricevuto oggi - ha detto Di Girolamo - la notifica del dispositivo della decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti che rigetta il ricorso del Comune di Terni". I giudici contabili hanno respinto il Piano di riequilibrio finanziario del Comune. E il sindaco è saltato.
Di Girolamo ha spiegato di avere inviato al presidente del Consiglio comunale "la lettera con la quale comunico, coerentemente con quanto sempre detto, le mie dimissioni secondo quanto previsto dall'articolo 53 del Testo unico".

Ora, con le dimissioni di Di Girolamo, la geografia politica dell'Umbria cambia completamente volto. Il Partito Democratico non governa più un capoluogo di provincia in Umbria. Terni è appena caduta, Perugia ha cambiato colore da anni. E i collegi uninominali al Senato e alla Camera diventano improvvisamente di fuoco: il peso sulle spalle di Cesare Damiano e Simonetta Mignozzetti, raddoppia. Come minimo.

Provare per credere. La Lega è già pronta e carica a testa bassa: "“E’ arrivato il momento che tutti aspettavano con ansia e trepidazione: le dimissioni di Di Girolamo”. L’intervento è del capogruppo Lega Umbria, Emanuele Fiorini e del segretario Lega Terni, Federico Cini. “Un gesto, quello del sindaco, che arriva con almeno 3 anni di ritardo e con una città ormai sul baratro del dissesto – proseguono i leghisti - Bisogna solo sperare che siano irrevocabili e che l’agonia della città, dopo un annuncio di mera facciata utile solo a placare gli animi, non sia prolungata dall’attaccamento al respiratore artificiale delle alchimie politiche e dei rimpasti. Apprendiamo, per giunta, anche la beffa delle tempistiche, che rivelano come più che una ammissione di responsabilità quella del sindaco sia stata l'ennesima manovra politica guidata dal PD, un partito i cui dirigenti sono ormai convinti di poter fare il bello e il cattivo tempo in città. Dietro di sé il sindaco lascia cumuli di macerie sovrastati da un’impenetrabile cappa di fumi (di certo non di caminetti). Ma al di là dei sin troppo facili entusiasmi, ora è il momento di rimboccarsi le maniche e lavorare a testa bassa per poter finalmente ridare a questa città un governo dignitoso". E ancora: "Dopo anni di vuoto spesi solo a racimolare denari per far fronte ai debiti creati da una insipienza amministrativa portata alle estreme conseguenze e a zigzagare tra indagini e avvisi di garanzia, è necessario ridare consistenza e spessore politico a Terni per ricondurla al posto che merita nell’ambito della nostra Regione ed evitare così che ulteriormente degradi a terra di conquista e di spoliazioni”.

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