Fase 2, i sindacati si schierano per il modello Conte: "Aprire subito? E' contro le norme. No a lavoratori cavie"

I segretario Cgil, Cisl e Uil contro le associazioni di categorie che spingono per un'apertura generalizzata il 4 maggio

Le associazioni di categoria da una parte, i sindacati dall'altra. La situazione a questo punto si fa veramente rovente non solo a livello economico ma anche a livello di conflitto sociale. Divisi tra chi vuole ripartire il prima possibile, e quindi contrasta il decreto Conte per la fase 2, e vuole tutti i settori in attività dal 4 maggio e chi, come Cgil, Cisl e Uil, si schierano apertamente con il Presidente perchè il suo metodo tutela la salute dei lavoratori con la lenta apertura dei luoghi di lavoro. Due mondi totalmente distanti. In mezzo c'è il rischio di migliaia di aziende chiuse, con altrettanti posti di lavoro persi ma anche il rischio di un nuovo contagio. 

"Osserviamo con crescente preoccupazione il ripetersi di interventi a mezzo stampa da parte dei rappresentanti delle associazioni datoriali regionali che chiedono forzature e accelerazioni sulla riapertura di attività economiche, in netto contrasto con le normative nazionali e senza alcun conforto scientifico": lo hanno scritto i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Claudio Bendini. 

“Appena venerdì scorso abbiamo siglato insieme alla Regione un accordo sulla Fase 2 che è molto chiaro - continuano i tre segretari - gradualità e cautela nella ripartenza, perché al primo posto c’è la salute di chi lavora. Di quell’accordo chiediamo il pieno rispetto, quindi vorremmo che le nostre controparti prestassero molta più attenzione anziché ai tempi, che sono già fissati, alle modalità con cui la ripartenza dovrà avvenire". 

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I sindacati vogliono sapere quante di quelle aziende che vogliono ripartire siano già pronte con i dispostivi di sicurezza, con i test, con la misurazione della temperatura, con i distanziamenti.  “Deve essere chiaro che le lavoratrici e i lavoratori dell’Umbria non vogliono essere le cavie di nessun esperimento - hanno concluso i segretari di Cgil, Cisl e Uil - per cui si lavori, nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge, ad una ripartenza in massima sicurezza, per il bene e la salute dell’intera comunità”. 
 

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