Slittano aperture, zero protocolli Inail, Umbria e altre 8 regioni: "Pronti ad agire da soli: aziende e lavoratori disperati"

Tutte le regioni del centrodestra del Paese hanno lanciato un ultimatum al Governo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso dei rapporti: l'assenza ancora dei protocolli Inail su sicurezza e aperture aziende

C'è chi ha trattato e presentato dossier, senza fare ordinanze di proprio mano (che sarebbero state impugnate), c'è anche chi invece ha deciso di muoversi sulla propria regione dopo decreti e decisioni non condivise o non accettate diramate dal Governo Pd-Movimento 5 Stelle. Ora però tutte le regioni guidate dal centrodestra (ben 9) hanno deciso che così non si va più avanti sollecitati da tutte le associazioni di categorie e dai lavoratori sempre più poveri, sempre più a rischio disoccupazione o fallimento.

La goccia che ha fatto traboccare i rapporti - quotidiani e in video-conferenza - tra Governo e Regioni è stata la mancanza di protocolli Inail su sicurezza-lavoro per riaprire settori fondamentali per l'economia dei territori: negozi, piccoli artigiani, turismo, ristorazione e tanti altri che devono gestire clienti e pubblico. Il Ministro Boccia ha preso ancora tempo: niente riaperture dal 11 maggio, forse il 18, ma tutto sarà deciso da Roma. La promessa di ridare poteri alle Regioni, per riaperture mirate, è in parte o del tutto saltata. I governatori sono stati subbissati da telefonate pesante, da richieste sui social e sono certi che la questione sociale, senza date certe, rischia di esplodere.

Da qui la decisione delle regione di centrodestra (Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria, Veneto e il presidente della Provincia autonoma di Trento ) di marciare uniti e pronti allo scontro salva-territori con il Governo:"Chiediamo di convocare urgentemente per domani un incontro con il Governo al fine di avere assoluta certezza che le linee Inail per le riaperture siano disponibili entro mercoledì e che dal 18 maggio ogni territorio possa consentire la ripartenza. Una prospettiva che, qualora fosse disattesa, porterà ad agire autonomamente".

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Chiaro il messaggio. Ma c'è ancora una possibilità per evitare lo scontro. Ma non c'è più tempo dalla Regione Umbria fanno sapere che le categorie, lavoratori autonomi, commercianti ma anche dipendenti sono esasperati e si rivolgono con insistenza alle istituzioni. Ma sui social cresce il tam-tam di proteste clamorose. E' necessario dunque disinnescare questi potenziali pericoli dando certezze al mondo del lavoro fermo da oltre due mesi. Dal 4 maggio, la Fase2, solo il 30 per cento è ripartito. Ma c'è da dire, dopo il dramma dei contagi, che prima di tutto deve essere garantita la sicurezza. 

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