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Giovedì, 30 Novembre 2023
Politica

Anche in Umbria il reddito alimentare: ridistribuire i prodotti invenduti alle famiglie. Bori: "Iter bloccato dalla maggioranza"

Attraverso il reddito alimentare si mettono in rete enti locali, grande distribuzione e terzo settore per la redistribuzione dell’invenduto

“Se persino il Parlamento, a maggioranza di destra, ha sentito il bisogno di approvare l’emendamento del Partito democratico che istituisce il Reddito alimentare, non si capisce per quale ragione la nostra mozione che mirava a fare lo stesso in Umbria sia ferma all’analisi della commissione". Con amarezza il consigliere regionale el Pd Tommaso Bori prende atto dei ritardi e del blocco in commissione della proposta che mira a ridurre gli sprechi alimentari creando una rete a riguardo dei generi alimentari invenduti. Una proposta inserita anche nell’ambito dell’ultima legge di bilancio del Governo Meloni. Sono stati stanziati 3,5 milioni di euro in due anni. È un provvedimento al momento sperimentale, che andrà a realizzarsi soltanto nelle città. 

"Una goccia nel mare dunque, ma anche una conquista fondamentale, che andrà implementata a tutti i livelli istituzionali. Alla Regione chiedevamo soltanto di aderire al progetto, al fine di realizzarlo anche in Umbria, predisponendo linee guida e il giusto supporto ai comuni umbri, anche attraverso collaborazioni con Anci": ha spiegato Bori "Quella del Reddito alimentare diventa una battaglia di buon senso e di civiltà, di dignità e di rinascita per i 5,6 milioni di persone in povertà assoluta in tutta Italia. Uno strumento che non brucia soldi per far finta di risolvere un problema, ma incide attraverso un meccanismo facile, poco costoso e tendenzialmente permanente". Attraverso il reddito alimentare si mettono in rete enti locali, grande distribuzione e terzo settore per la redistribuzione dell’invenduto, andando anche a ridurre spreco e rifiuti. "Un’arma positiva quindi, che la Regione non può insabbiare per paura di dover riconoscere l’idea della minoranza, perché i risultati si raggiungono con le idee e le soluzioni, senza guardare alla loro paternità”. 

Il Reddito alimentare potrebbe basarsi su un’applicazione - una App - che consente di prenotare pacchi alimentari per chi ne avesse bisogno. Una volta prenotato si potrebbe quindi mettere a disposizione il pacco in un centro di distribuzione nel Comune, direttamente in un supermercato, farselo consegnare a casa da volontari o da un partner logistico dello Stat. La proposta prevede solo la creazione di un’app e la quota delle consegne dei pacchi, mentre tutto il resto funzionerebbe grazie all’organizzazione del terzo settore, volontariato e coopsociali. 

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