Dopo il caso mascherine, ora quello dei tamponi: "Ci vietano di acquistarli: ne servono 20mila"

La Fase 2 entrerà finalmente nel vivo il prossimo 18 maggio ma mancano ancora certezze su tamponi e test rapidi che devono essere spediti da Roma. La relazione della Tesei

Le mascherine da 50 centesimi annunciate dalla Protezione Civile nazionale non sono mai arrivate. Lo ha detto chiaramente il presidente di Assofarma Umbria, Virgilio Puletti. E forse non arriveranno più o nella migliore delle ipotesi il prezzo potrebbe salire ad 1.50 euro. Ma l'Umbria per la Fase 2 sta aspettando una fornitura ancora più importante per contenere il contagio nella fase 2 e andare a caccia di asintomatici, i veri nemici del ritorno alla normalità.

La presidente Tesei nella sua relazione sulla Fase 2 ha svelato la trattativa in corso con il Governo per avere importanti strumenti di prevenzione e lotta al coronavirus: "Per tamponi, reagenti, test molecolari e sierologici le esigenze della sanità umbra sono state inviate al commissario Arcuri il 23 aprile scorso. Servono 20mila tamponi, 20mila reagenti, 20mila test rapidi molecolari e altri 20mila test rapidi sierologici. Abbiamo chiesto di effettuare acquisti per conto proprio, per velocizzare i tempi, con il rimborso da parte del commissario. La risposta del 30 aprile è stata chiara: per i tamponi no, devono essere distribuiti dal governo".

Sono passate due settimane ma in Umbria dei tamponi specifici per individuare pazienti affetti da coronavirus non c'è traccia, si va avanti con quelli già distribuiti alla task-force regionale. Per i nuovi arrivi l'Umbria dovrà attendere Roma. Continua la Tesei: "Per i molecolari abbiamo ricevuto una risposta interpretabile ma dell’argomento si riparlerà in sede di Conferenza Stato-Regioni. I test sierologici sono 150mila da distribuire in quota parte fra le regioni, a noi circa 3mila. Consentito solo l’acquisto dei reagenti. È chiaro che il monitoraggio deve continuare, soprattutto in vista delle riaperture dei negozi".

Sui test rapidi l'Umbria ne ha acquistati diverse migliaia alla fine di marzo per ampliare il servizio anti-contagio sui territori regionali, in particolare rafforzando la rete territoriale extra-ospedaliera. C'è un po' di preuccopazione da parte della Giunta regionale perchè, come verificato in passato, gli invii di materiale sanitario non sono così rapidi e spesso sotto-stimati rispetto alle richieste ufficiali.

La Presidente è entrata anche nel merito dell'ultima trattativa per la fase 2: "È stata accolta la richiesta di ridare poteri alle Regioni, ferme restando le competenze del Governo su alcune materie, di poter fare riaperture differenziate su base regionale. Restiamo in attesa dei protocolli Inail nei settori non riaperti, anche se nel commercio al dettaglio le linee guida già c’erano perché alcune categorie merceologiche essenziali sono state riaperte prima, quindi la nostra richiesta di riaprire l’11 maggio poteva essere accolta".

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Comunque l'Umbria non ha fatto nessuna ordinanza, nessun passo in avanti, rispetto ad altre regioni scontente della gestione del Governo. "E questo lo abbiamo fatto - ha concluso la Tesei - per tutelare le categorie economiche che riaprendo sarebbero incappate nelle multe, per la non conformità al decreto ministeriale".

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