L'Umbria apre tutte le sue bocche di fuoco contro il virus: test rapidi, 2mila tamponi al giorno e 25mila controlli mirati

Presentato il nuovo piano regionale anti-contagio. Già acquistati 5mila test, altri in arrivo, la strategia e come funzionano le due nuove tipologie acquistate dalla task-force sanitaria regionale

La task-force sanitaria dell'Umbria ha deciso, in maniera autonoma, rispetto alle normative nazionali, di implementare fortemente l'utilizzo di tamponi e test rapidi per mettere in sicurezza pazienti, anziani, operatori di servizi essenziali e altre categorie a rischio. Tutte le bocche di fuoco anti-contagio saranno sprigionate nelle prossime 4 settimane. Nella conferenza stampa di presentazione del nuovo piano coronavirus, diretta dall'assessore Coletto e conclusa dalla presidente Donatella Tesei, è stato ribadito che in un mese verranno esaminati con test-rapidi qualcosa come 25mila umbri. Obiettivo, a pieno regime, 2mila tamponi al giorno contro gli attuali 500 - per il momento se ne prevedono 1500 per la prima settimana in attesa dell'arrivo di tutte le scorte -. Con le due nuove tipologie di test rapidi si avrà un risultato che oscilla tra i 15 minuti e un'ora di attesa.

La protezione civile dell'Umbria, dopo il via libera della commissione, ha avviato una gara di acquisto: al momento ne sono arrivati subito 5mila e altri 10mila entro il mese di marzo. Mentre altri arriveranno a scaglione nella prima decade di aprile. I test rapidi sono di due tipologie, come spiegato dagli esperti medici in conferenza stampa: il primo è di natura immunologica, ovvero da una goccia di sangue si può rilevare la presenza di anti-corpi specifici che si sono attivati contro questo virus. Un test positivo indica che verosilmente è in corso una infenzione e che quindi gli anti-corpi stanno lottando contro il virus. A quel punto il paziente viene isolato, identificato e bloccato. Non sarà possibile che il contagio si diffonda ulteriormente.

L'altro test rapido è quello di natura molecolare (risultato in un'ora) dove basterà prendere un campione respiratorio e analizzarlo, con strumenti specifici, nei laboratori degli ospedali di Perugia, Terni, Foligno, Branca e Città di Castello. Anche in questo caso, se è positivo, scattano i protocolli sanitari. Tutti i risultati verranno inseriti in un database regionale per stabilire nuove strategie. L'obiettivo del Piano regionale umbro, con test a tappeto, è quello di tutelare le categorie a rischio, tutti coloro che sono entrati in contatto con persone contagiate, tutte le professioni sanitarie, chi opera e chi vive nelle case di riposo e di cura, coloro che sono detenuti, chi è entrato in una struttura sanitaria (dai Pronti Soccorso ad altri reparti rispetto al Covid) e ovviamente tutte le forze dell'ordine e chi ha un ruolo di pubblica utilità. Non ci saranno tamponi random in strada o su richiesta (senza una reale motivazione). 

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Infine, al di là dei tamponi, è importante rispettare la regola base: stare a casa il più possibile. "Nelle prossime 4 settimane, con il piano regionale a regime incentrato su tutela e auto-tutela dal coronavirus, #iorestoacasa non è uno slogan ma un modo di pensare e di agire sempre. E' fondamentale perchè è la base per qualsiasi intervento tecnico. Se non c'è questa base, se non si rispetta non riusciremo ad arginare quanto prima questa emergenza sanitaria".

A CHI I TAMPONI-TEST RAPIDO - Tutti i pazienti sintomaci attualmente ricoverati che non siano già stati testati, tutti i soggetti sintomatici collegati a chi ha già avuto sintomi. Tutti i soggetti che si recano al pronto soccorso, a prescindere dalla motivazione clinica, chi si ricovera in ospedale o in altra struttura per prestazioni sanitarie, chi entra per la prima volta in una struttura residenziale sanitaria o socio sanitaria, chi entra in una comunità di natura non sanitaria (ad esempio, le carceri).

Per le categorie professionali i dipendenti del servizio sanitario regionale che lavorano in strutture Covid, tutti i dipendenti del pronto soccorso e del 118, i dipendenti del Ssr che lavorano nelle strutture territoriali, farmacisti, medici di medicina generale e pediatri, partendo da chi ha qualche sintomaticità e i lavoratori sintomatici dei servizi essenziali (vigili del fuoco, forze dell'ordine, polizia penitenziaria, addetti alle casse dei centri commerciali).

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ASSESSORE COLETTO - La strategia regionale, di cui ha parlato l’assessore alla Sanità Luca Coletto,  in primis punta ad individuare, rapidamente e correttamente, i pazienti COVID-19 che necessitano di assistenza sanitaria, nonché ad attuare una sorveglianza allargata della popolazione, con particolare attenzione alle categorie a rischio, in modo da intercettare rapidamente i casi asintomatici o con pochi sintomi che possono diffondere il virus, in modo da contenere efficacemente il contagio attraverso il loro isolamento. Di primaria importanza per contenere l’infezione è difendere la comunità e le famiglie, individuando i soggetti potenzialmente positivi, ma anche le comunità residenziali sanitarie, sociali e religiose, le case di riposo per difendere le persone anziane, indentificando ed isolando gli individui positivi fin dal loro ingresso.  “Questa strategia – dice Coletto - a tutela del personale sanitario e di tutto quello in prima linea, nonché dell’ intera salute pubblica, è possibile anche grazie all’impegno economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha investito per questo scopo 750 mila euro”. 

LA STRATEGIA DEL PIANO REGIONALE - La strategia adottata è per cerchi concentrici: l’indagine parte dal nucleo centrale (quello con più alta concentrazione di positivi) e si allarga verso quei gruppi di cittadini e professionisti che possono rappresentare un pericolo per la collettività  (sintomatici portatori del virus).

Al variare dello scenario epidemiologico la strategia regionale potrà contemplare un ampliamento del campo di indagine effettuando il test a tutti i pazienti sintomatici attualmente ricoverati presso i presidi ospedalieri della regione, che non siano stati già testati, a tutti i soggetti sintomatici potenzialmente collegati ad un cluster o comunque esposti a contagio che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di COVID–19, ai dipendenti del sistema sanitario regionale che lavorano in strutture ospedaliere dedicate totalmente o parzialmente alla gestione dei casi COVID, a coloro che lavorano nelle strutture di Pronto Soccorso o di 118, nelle strutture territoriali, nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie, ai medici, farmacisti, operatori sintomatici che operano nelle strutture socio-sanitarie e sociali, lavoratori sintomatici dei “Servizi Essenziali”, con priorità verso quelli con maggiore contatto con la popolazione generale: tra questi Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine, Agenti di polizia penitenziaria, volontari della Protezione civile,  addetti alle casse dei centri commerciali.

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