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La grande sconfitta del Pd, per Bocci è "una via crucis". Miccioni: "Troppe divisioni, ci considerano non affidabili"

Nel Pd dell'Umbria, senza un segretario regionale dopo le dimissioni di Giacomo Leonelli, assomiglia all'Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre. L'esercito dei dirigenti di quello che un tempo fu il più grande partito dell'Umbria risale in silenzio le proprie vallate per rientrare ai propri rifugi. Si rivedono in Corso Vanucci i bocciani: Gianpiero Bocci, il capo ed ex sottosegretario,l'assessore alla sanità Barberini, e il ternano Eros Brega. Bocci commenta così tra l'ironico e il fatalista: "E' una via crucis e ogni giorno ha la sua caduta...".

Insomma l'amaro calice va bevuto tutto e poi bisogna mettersi al lavoro per trovare il modo di risorgere, prima o poi. La Presidente Marini fa i complimenti alle due candidate donne che, a suo giudizio, di più non potevano fare dato la situazione creata. Tanti altri non si fanno neanche vedere sui social pur di non parlare dello tsunami che ha lavato via il rosso dall'Umbria, sempre più giallo-verde. L'unico che ci mette la faccia è il segretario provincia, Leonardo Miccioni, che si sente autorizzato dato il caos nel Pd ad abbozzare una riflessione ed ammttere la sconfitta. E pensare che il presidente provinciale del Pd era la carica più inutile del mondo ai tempi d'oro.

"La bilancia elettorale del Partito Democratico nella provincia di Perugia è senza dubbio negativa. Ci tengo a ringraziare in modo particolare e al di là del risultato Camilla Laureti e Paola Avorio, due donne che con passione e coraggio si sono spese per il territorio sapendo ascoltare e parlare con le persone e portando avanti un’idea di città e amministrazione”. Motivo della sconfitta? Un po' il clima nazionale, molto le divisioni che hanno prodotto anche dei commissariamenti: “Le dure sconfitte di Cannara e Umbertide, che si somigliano per la genesi e per l’esito, ci mostrano ancora una volta che dove mettiamo le nostre diatribe davanti alle idee e ai programmi la maggioranza dei cittadini non ci riconosce più come forza politica affidabile. Nelle due città abbiamo vissuto lacerazioni profonde che dal Pd si sono riversate sulle rappresentanze istituzionali, erodendo la nostra capacità di raccontare una visione".

Miccioni si consola su Spoleto che sarebbe tornata in teoria contendibile anche se per la seconda volta è in mano ad altri partiti alternativi al centrosinistra: "A Spoleto invece resta l’amarezza per aver solo sfiorato un risultato importante: in una città dove eravamo all’opposizione già dal 2014 e a tre mesi dal voto delle politiche, che hanno segnato per il Pd una pesante battuta d’arresto, in termini assoluti cresciamo e torniamo competitivi. Il percorso messo in campo ha visto il coinvolgimento e il protagonismo della società civile, che ringraziamo per averci dato fiducia. Voglio rivolgere, infine, a tutti gli eletti del Partito Democratico i miei auguri di buon lavoro”.

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