Coronavirus, Romizi ammette ai microfoni di Matteo Grandi: "Umbria Jazz? Stiamo valutando anche un'altra data"

Nella video-intervista il punto sulle difficoltà per progettare una fase due quella della rinascita

"Stiamo facendo delle valutazioni e sto ragionando su un eventuale spostamento in un altro periodo dell'anno a settembre. Sempre che non ci sia un mutamente di scenario in fatto di contagi a livello nazionale, come speriamo ovviamente tutti noi": lo ha affermato il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, nel corso della video-intervista per i Dialoghi della Speranza, trasmissione su Fb, ideata e condotta dal giornalista Matteo Grandi. 

L'obiettivo, come spiegato dal primo cittadino, è quello di non far cancellare l'evento nel 2020 anche a costo di posticiparlo da luglio a settembre.  "Speriamo, dopo il dramma dell'annullamento del Festival del Giornalismo, di recuperare nel 2020 questa manifestazione (Umbria Jazz) che vogliamo che sia il grande evento per la ripresa, per un ritorno alla vita normale a Perugia". 

Sempre ai microfoni dei Dialoghi della Speranza di Matteo Grandi il primo cittadino di Perugia ha spiegato che ancora oggi parlare di una fase due della riapertura, seppur graduale, è decisamente complesso:  "Io credo che ci sia ancora tanto comprensibile disorientamento dato che la comunità scientifica sta ancora studiando e analizzando la situazione. Siamo ancora lontani dall'uscire da questa pandemia. Dovremo però trovare una sorta di compromesso finalizzato ad una ripartenza: tutelare la salute e far ripartire gradualmente il Paese. Attendiamo per i prossimi giorni la valutazione della comunità scientifica per capire come muoversi per una fase nuova".

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Romizi ha ammesso che mai come oggi rappresentare Perugia è veramente difficile: "Tra noi sindaci c'è tanta ansia, tante paure, per le risposte che dovremo dare sul piano sociale, piano economico e culturale. Mai come oggi sentiamo la pressione per una sfida enorme". Deciso sul ruolo che devono assumure il Governo e l''Europa che sente distante: "Ci attendiamo una terapia d'urto da parte del Governo e dell'Europa, dobbiamo ragione, come dice Dragi, da economia di tempi di guerra. Non vi nascondo che pur partendo da europeista convinto sto vacillando, quello che sentiamo mancare è una partecipazione anche a livello emotivo da parte dei nostri fratelli. Siamo ancora in tempo per delle risposte vere e coinvolgenti"

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