Dopo il braccio di ferro tra Umbria e Governo, la Tesei ottiene 10 ventilatori polmonari salva-vite. Ma non bastano

I macchinari sono arrivati ieri notte. I dietro le quinte dello scontro tra Regione e Governo-Protezione Civile sulla gestione dell'emergenza

Un braccio di ferro infinito attraverso video-conferenze schiette, senza tanti giri di parole o politichese. I rapporti delle Regioni con il Governo Conte non sono idilliaci. I territori che operano direttamente sul campo pretendono di essere ascoltati di più e chiedono soprattutto di avere i giusti strumenti dalla Protezione Civile - che si occupa di tutti gli acquisti sanitari - per poter salvare vite negli ospedali ormai in piena emergenza sanitaria e mettere in sicurezza medici, infermieri, Oss, volontari e forze dell'ordine che sono l'esercito schierato contro il nemico invisibile, il Coronavirus.

Tra le più battagliere c'è la presidente Donatella Tesei che ha bocciato nettamente il decreto Cura Italia e sta combattendo una gestione centralizzata della crisi che non tiene conto né delle richieste dell'Umbria né ne agevola le azioni per rilanciare l'economia. Lo scontro, seppur con parole garbate, ma netto, si è manifestato tutto nell'ultimo consiglio regionale: "Abbiamo chiesto 15 ventilatori polmonari per i nostri ospedali. Almeno 15 per poter gestire i casi più gravi umbri e non solo. Ci è stato risposto che ne mandano da Roma due e a fine mese. Inaccettabile".

Lo scontro vero, secondo i rumor, tra la Tesei e il Governo è andato avanti con telefonate e video conferenze  infuocate per tutta la sera e anche la notte. Qualcosa per fortuna si è mosso. La Governatrice è riuscita a farsi inviare subito strumentazione medica fondamentale per l'emergenza: 10 ventilatori polmonari, 5 da terapia intensiva, 3 sono portatili e 2 per la sub-intensiva. Sono arrivati ieri notte e stanno in distribuzione. Ma il bicchiere, visto anche gli ultimi dati sui contagi è mezzo pieno. "La presidente stasera riparte alla carica... ne servono subito altri 5 per le terapie intensive".

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Il pressing nasce anche dal fatto che la Protezione Civile nazionale, attraverso la centrale acquisti nazionale, ha requisito e sta requisendo tutta la produzione di ventilatori polmonari per poi ridistribuirla agli ospedali secondo le proprie valutazioni sull'emergenza. E questo a discapito di regioni come l'Umbria dove la solidarietà di alcuni gruppi industriali, già a febbraio, si era messa in moto acquistando questi macchinari da donare direttamente alla sanita locale. L'intervento - per acquisirli direttamente - della Protezione Civile sulle aziende ha di fatto rallentato l'invio di questi strumenti - donati da un noto gruppo umbro - per gli ospedali umbri. "Ne aspettavamo 4 - ci dicono dal Palazzo - per il 23 marzo, ma la consegna è stata rimandata di 14 giorni come hanno fatto presente agli imprenditori che avevano fatto l'ordine e pagato. Per noi 14 giorni fanno la differenza in questa corsa a salvare vite. Il Governo, dunque, compensi questo ritardo con l'invio di quelli già presenti a Roma". 

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