L'ANALISI di Nicola Mariuccini | Congresso Pd Umbria, i fatti e le persone: che fare?

Pubblichiamo una analisi molto importante e ben fatta sulla storia recente della sinistra di governo in Umbria, poi diventata Pd e il congresso di ottobre del partito, dopo la sconfitta alle regionale. L'autore è l'ex consigliere e dirigente Nicola Mariuccini. 

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di Nicola Mariuccini

I fatti hanno dimostrato che il cuore del centrosinistra di governo, in Umbria, si è fermato il 14 ottobre del 2007, con la nascita del Pd. Il corpo (del centrosinistra) ha continuato a muoversi, post mortem, per qualche anno ancora sulla spinta della sua storia gloriosa ma alla fine la balena è spiaggiata.

Gli ultimi anni -  Fino al 2007 (poco tempo fa ma sembra una vita) c'era un partito, i DS che pur non essendo un partito nel nome lo era nei fatti. Governava, con accorte alleanze, la regione, le province, quasi tutti i comuni e dava la linea, per mezzo dei suoi organismi dirigenti a tutti gli amministratori che ne erano il braccio operativo. Con l'arrivo del Pd la funzione amministrativa è divenuta centrale, il partito è diventato la succursale delle giunte senza più vita autonoma se non correntizia ad uso delle carriere dei singoli. Un trampolino.

Le feste dell'unità fino al 2007 erano il principale strumento di finanziamento del partito, un peculiare e fondamentale momento di produzione di politica e di cultura. Alla festa di Perugia, una intera comunità di circa 300 volontari si chiudeva per 3 settimane di seguito a pian di massiano dove c'erano 5 ristoranti (tradizionali ed etnici), dove si servivano 20.000 pasti, dove si tenevano più di 40 incontri politici di valenza nazionale e locale, presentazioni di libri, concerti per i giovani di gruppi di grande richiamo nazionale. Subito, dal 2008, le feste sono diventate un costo insostenibile e in pochi anni si sono ristrette fino a morire, la comunità di valori e persone si è scelto di farla divenire un orpello ingestibile di indisturbabili manovratori nelle istituzioni. le primarie di una domenica hanno sostituito la vita dei circoli per poi diventare un orpello anche loro e lasciare un deserto non più fertile.

La sinistra -  I DS nel nome non erano un partito ma erano di sinistra, eredi del socialismo democratico voluto da Togliatti nel 43 quando rifondò il Pci. Onorava i percorsi della sua classe dirigente. Il Pd ha rotto anche nominalmente con quella tradizione e in pochi anni è passato dall'essere un incomprensibile ircocervo all'inutilità di oggi. I Ds erano una forza vocata ai diritti umani. in Umbria terra di Capitini co-organizzavano la marcia Perugia Assisi occupandosi, come da tradizione del servizio d'ordine. A Perugia le 13 circoscrizioni sfilarono in 13 fiaccolate per chiedere la pace. Poi le circoscrizioni furono chiuse, senza lottare, nel 2009. Oggi il pd finanzia, consapevolmente, la guardia costiera libica che fa quotidiano strame dei diritti umani fondamentali. Non è ravvisabile l'alternativa a Salvini.

Nessuna nostalgia, nessuna. Solo la storia recente degli ultimi anni. Non è stata colpa di chi l'ha fatto ma di chi l'ha voluto e forse di chi si è fidato, in questo senso anche mia. Il sistema politico italiano nel 2007, con la svolta populista che ha visto nascere i partiti del lingotto e del predellino (Pd e Pdl), ha spostato l'asse della politica dai partiti alle sedi dei gruppi editoriali e finanziari di riferimento: Berlusconi a comandare l'ala conservatrice, e De Benedetti (meno brillante del primo) a pilotare da tergo quella progressista con la sua tessera n.1 e i suoi giornali. La politica sarà anche gestione degli interessi ma con lo schema pdl vs pd ci siamo fatti prendere un tantino la mano. I risultati sono sconfortanti. Qualcuno sapeva, qualcuno preconizzava già dall'inizio, molti, come me, hanno chiuso gli occhi e si sono fidati (le forze del socialismo europeo non avevano e non hanno avuto miglior sorte in fondo).

Il congresso in Umbria - Il Pd oggi andrebbe sciolto se non fosse che non c'è rimasto nulla da liquidare, in Umbria dopo il pesante trattamento commissariale voluto da Zingaretti siamo a seimila iscritti. Si può ripartire? No, si tiene in vita, sperando in una ripresa su basi del tutto nuove. Nel centro sinistra non c'è altro su cui investire o anche solo sperare.

Oggi in Umbria abbiamo tre candidati: due sindaci di città minori e il capogruppo in Regione. Le proposte sono vissute e fatte vivere più come slogan, like oriented, che come concreta possibilità di rilancio di una regione sconvolta e colpita a morte, nel suo tessuto produttivo ormai basato per lo più sull'accoglienza, prima dal terremoto e poi dal covid. La destra governa ovunque per ritiro della sinistra non per un qualificato progetto, si limita a occupare i posti lasciati liberi. Limitarsi ad attaccare la destra non ha senso, se non personalistico, aiuta la destra ma non la regione. L'ultimo progetto per l'Umbria è stato il patto per lo sviluppo e la coesione sociale della Lorenzetti; la prima Marini nacque sulle ceneri del mai nato terzo mandato e ne proseguì la scia, gli ultimi 5 anni sono stati vissuti in trincea a difendersi dai tagli lineari dei governi centrali (governi del Pd).

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Serve qualcosa di più serio e capillare di uno scontro interno; sebbene sia necessario dare al pd un segretario in questa fase e ricomporre organismi dirigenti democratici. Il punto non sono i candidati ma la qualità dei progetti e la loro aderenza con le speranze di rilancio di tutto il paese. Il punto è La capillare ricostruzione di un confronto pubblico. Questi ancora latitano. Alla fine sceglieró uno dei candidati, quello che mi avrà convinto di più. Aiuterò tuttavia tutti.

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