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"Dopo anni di magna-magna svendono la Fcu in un lampo, la Marini colpisce ancora"

Il Movimento 5Stelle all'attacco della presidente regionale: "Perché gli umbri la votano ancora?"

“Un fulmine, dopo un magna-magna durato decenni”. E a scanso di equivoci, “è una svendita”. O, meglio: “I saldi di fine stagione”. Argomento del contendere la cessione della Ferrovia Centrale Umbra a Rete Ferroviaria Italiana, controllata di Fs. Il capogruppo regionale del Movimento 5Stelle, Andrea Liberati, è una furia: “Catiuscia (Marini) detto fatto”, il 18 gennaio ha detto così: 'Abbiamo avviato con Rfi un confronto ed un percorso per verificare la fattibilità del trasferimento dell’infrastruttura ferroviaria della ex Fcu all’azienda che gestisce l’intera infrastruttura ferroviaria italiana'”.

E quindi? Ancora Liberati: “Naturalmente – precisa il capogruppo pentastellato - nessun umbro ha mai avallato una simile scelta, ma ieri, appena otto giorni dopo la presidenziale sortita, leggiamo dalla stampa che tutto è compiuto grazie a un Accordo quadro fulmineamente siglato con Rfi, che peraltro, ancora otto giorni prima, doveva 'approfondire la tematica sotto il profilo strettamente tecnico': tutti più veloci di un Frecciarossa, ma l'impressione è che qualcuno in Umbria ci rimetta. Ed è poi singolare che, prima di cedere un asset del genere, non sia resa nota una stima ufficiale dei valori in gioco per poi procedere ad altre riflessioni”.

Liberati rimarca come “sull’argomento, da mesi, non otteniamo risposte alle nostre interrogazioni; in Aula si evita accuratamente di parlare; poi, improvvisamente, il nuovo assessore al ramo, Giuseppe Chianella, fa sapere che la Ferrovia Centrale Umbra è ‘ceduta in carico’ a Rete Ferroviaria Italiana (RFI): i fallimenti di Umbria mobilità e delle politiche trasportistiche della Regione non smettono di generare danni. Così, soltanto pochi anni dopo essersi allargati con la gomma fino a Roma e col ferro fino in Abruzzo, la Regione cerca ora riparo tra le pur sempre calde mammelle dello Stato e della sua Rfi, il cui ultimo presidente è stato peraltro arrestato a fine ottobre. Rfi – spiega Liberati - trae i propri utili grazie al lucroso canone di accesso alle infrastrutture ferroviarie imposto alle imprese che percorrono le tratte di sua gestione: ma perché la Regione, con i propri gestori, non è riuscita a fare lo stesso, provvedendo piuttosto nella storica impresa di distruggere un servizio plurisecolare?”.

E non è ancora finito. Il pentastellato carica ancora a testa bassa: “Manutenzioni inesistenti, sprechi clamorosi (da Pierantonio al raddoppio Ponte San Giovanni-S. Anna a Terni-Cesi; quattro elettrotreni fermi a Umbertide da anni; etc.), le apnee finanziarie delle famigerate quanto esotiche avventure romane – scrive ancora Liberati -, in una cornice di crescenti e infiniti disagi all’utenza, costretta a impiegare ore per saltare da un lurido mezzo all’altro, pur percorrendo pochi chilometri: un 'magna-magna' generale durato decenni. Ecco a cosa è servita una dirigenza politicizzata e sfamata per lungo tempo a suon di milioni di euro, parcheggiata dentro un’azienda pubblica e para-pubblica, trasformata regolarmente in rottame. Non può dunque sorprendere – conclude -, che oggi Catiuscia Marini inauguri i saldi di fine stagione: sorprende soltanto che qualcuno ancora li voti”. 

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