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Domenica, 26 Giugno 2022
Politica

Monacelli propone Test antidroga nelle scuole superiori umbre: è polemica

Prevedere l'uso di test antidroga nelle scuole superiori dell'Umbria. Questa è la proposta arriva del capogruppo dell'Udc in consiglio regionale, Sandra Monacelli

Test antidroga nelle scuole superiori dell'Umbria: questa la sintesi della mozione da discutere in Consiglio regionale, proposta da Sandra Monacelli, capogruppo Udc a Palazzo Cesaroni.  A suo giudizio è giunto il momento di agire e di promuovere un messaggio chiaro e fermo nei confronti di un mondo giovanile che ormai fa uso di tutti i tipi di droga, senza alcuna distinzione anche per il fato che sulla piazza umbra è possibile trovare sostanze pericolose e diverse fra loro come la cocaina a prezzi sempre più bassi.

"Perché è giunto il momento di iniziative, ancorché scomode ed impopolari, che dimostrino senso di responsabilità e soprattutto diano in modo diretto e chiaro un messaggio severo rispetto all'uso di sostanze stupefacenti”. La proposta dei test sui ragazzi, “di concerto con le Asl, gli istituti scolastici e le famiglie".

La premessa da cui parte il documento, che dovrebbe impegnare la Giunta alla realizzazione effettiva dei test, parte dalla situazione attuale del mondo giovanile che Monacelli così descrive: “Il progressivo dilagare della droga e della cultura dello sballo sta rappresentando in Umbria una pesante emergenza, che impone una responsabile e non ulteriormente rinviabile presa di posizione delle Istituzioni, che non possono limitarsi all'espressione di un giusto e sistematico disappunto.

Alla base della proposta il consigliere Udc pone i dati europei che assegnano all'Italia il primato “agghiacciante di un alto uso di cocaina tra i giovani e l'assunzione contemporanea di diverse sostanze compreso l'alcol e la constatazione che non esiste più la vecchia divisione fra sostanze come la cannabis e la cocaina o la eroina, perché oggi si valuta solo in base ai costi sempre più bassi ed alla facilissima disponibilità. Sopratutto sulla piazza umbra”.

Monacelli, cita poi le indicazioni dell'Osservatorio europeo delle droghe (Oedt), secondo le quali sono efficaci le politiche antidroga condotte a livello scolastico, a condizione che “coinvolgano in modo trasversale scuola, operatori del settore, docenti, istituzioni ed in particolar modo le famiglie in vista di una prevenzione integrata, “fatta di orari e argomenti da inserire in materie stabilite nel programma didattico”.

Il più delle volte, secondo l'esponente Udc: "Le famiglie sono ignare della vita parallela che conducono i figli. Con i test antidroga avranno uno strumento da adoperare discrezionalmente, grazie alla alleanza con la scuola, preziosa nel supportare l'una il lavoro dell'altra, nel rispetto dei differenti ruoli e collaborando fianco a fianco costantemente, con l'obiettivo primario di raggiungere comuni finalità educative. Le istituzioni, attraverso iniziative coraggiose ed importanti, possono fornire i giusti mezzi e le giuste indicazioni sia ai genitori che ai docenti, per creare quella sinergia positiva a tutela e protezione dei nostri giovani”. I test, si precisa nella mozione,”dopo un periodo semestrale di sperimentazione dovranno essere sottoposti ad una valutazione sulla efficacia”.

Ma non è favorevole all'idea, Maria Rosi (PdL), vice presidente della Commissione consiliare di Inchiesta sulle Tossicodipendenze, che esprime la sua contrarietà su quanto proposto dal capogruppo dell'Udc,  Monacelli: "È importantissimo tenere i riflettori accesi sul fenomeno della tossicodipendenza, ma no ai test antidroga nelle scuole”.

Nel definirsi “perplessa” dalla proposta della consigliera di opposizione, Rosi ricorda come questi tipi di test siano “già stati bocciati dal Dipartimento politiche antidroga perché, oltre a violare la privacy, risulterebbero dannosi anche per la stessa psicologia dello studente che, in caso risultasse positivo, potrebbe raggiungere un marcato pericolo di emarginazione. I test antidroga per gli adolescenti – puntualizza Rosi -, potrebbero risultare tuttavia utili se effettuati in apposite strutture sanitarie coinvolgendo nei controlli lo stesso medico di famiglia”.
 
Nel sottolineare che anche “negli Usa questo tipo di prevenzione, effettuato direttamente nelle scuole, non ha dato risultati soddisfacenti, ma anzi ha aumentato l'abbandono scolastico”


 

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