Taglio Province, Foligno-Spoleto con Terni in cambio del governo della sanità

Il riequilibrio territoriale salva-provincia di Terni passa solo per l'Appennino e non per l'asse Todi-Marsciano-Trasimeno. Entro agosto la bozza regionale. I rumors dai territori

Lavoro sotto il solleone per la Giunta e gli uffici regionali che dovranno entro il mese di agosto fare una sorta di miracolo: mettere nero su bianco i nuovi confini della Provincia di Terni per riuscire a salvarla dopo la proroga del Governo. Un lavoro, in terra di campanili, che può risultare difficilissimo e soprattutto potrebbe anche innestare ulteriori polemiche persino in campo di riorganizzazione della sanità di casa nostra.

L'ipotesi di una provincia di Terni allargata a Marsciano, Todi e la parte toscana del lago Trasimeno, circolata su un media locale, sembra essere per gli addetti ai lavori - che non rilasciano ancora dichiarazioni - non praticabile. I comuni del Lago e soprattutto il marscianese sono espressione culturale, linquistica e territoriale del perugino.

E Todi da solo non basta certo per superare i famosi 300mila abitanti e 2500 euro metri quadrati di superficie. L'unica vera possibilità per Terni passa per l'annessione di Foligno e Spoleto e piccoli comuni al seguito. Ad oggi i diretti interessati dicono di no, ma sotto sotto hanno stilato anche una lista di potenziali benefici: Foligno e Spoleto potrebbero fare cartello chiedendo in cambio a quel punto a Terni di rinunciare alla seconda direzione dell'Azienda Ospedaliera prevista dalla riforma Marini.

Diventerebbero ternani ma manterrebero l'eccellenza sanitaria e il governo di questa - posti di lavoro e potere politico non indifferente -. Inoltre gli spoletini e folignate rafforzerebbero anche il progetto di raddoppio della ferrovia che nel perugino in molti vorrebbero invece coninvogliare verso il capoluogo di regione per un collegamento con l'altra velocità. Se l'accordo si trasformasse in realtà si potrebbe parlare della Provincia di Foligno-Spoleto sulle ceneri di Terni.Il riequilibrio territoriale della Regione poi passa ai consigli comunali coinvolti: ne basta uno che dice di no per fermare tutto e lasciare l'Umbria, per la gioia del Governo, con una sola provincia con sero budget da investire in strade, ambiente e mobilità.

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