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Venerdì, 14 Giugno 2024
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Piano sanitario dell'Umbria, consegnate alla Regione 8.500 firme: "Sbagliato e irricevibile, va riscritto"

Manifestazione dei sindacati e consegna delle firme. Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria: "Il confronto con la società e i territori è stato assente"

Per i sindacati dell'Umbria il piano sanitario firmato dalla Giunta Tesei "è sbagliato e irricevibile". Cgil, Cisl e Uil manifestano in piazza Italia e consegnano al presidente del consiglio regionale, Marco Squarta, "oltre 8.500 firme raccolte nell’arco di poche settimane nelle fabbriche, nelle piazze, nelle sedi sindacali e online". 

Vincenzo Sgalla, Angelo Manzotti e Maurizio Molinari - segreterari regionali di Cgil, Cisl e Uil - spiegano che “nelle decine di assemblee che abbiamo svolto nell’ultimo mese è emersa con chiarezza la volontà delle persone e dei territori di partecipare alle scelte decisive sul futuro della nostra sanità. Crediamo che questa volontà vada accolta, aprendo una vera fase di coinvolgimento che finora è totalmente mancata”. 

Assunzioni stabili di personale, rafforzamento della sanità di territorio, pianificazione preventiva contro le nuove ondate pandemiche, convenzione con l’Università, confini chiari e netti per la sanità privata, maggiori investimenti per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, stop alla logica del massimo ribasso negli appalti: questi i punti salienti del documento che Cgil, Cisl e Uil hanno portato in consiglio regionale. Il documento, sottolineano i sindacati, "sarà ora trasmesso alla III Commissione consiliare per avviare quel confronto che finora è totalmente mancato".

"È chiaro che per noi questo è solo l’inizio di un percorso che deve portarci a riscrivere il piano socio-sanitario regionale - concludono Sgalla, Manzotti e Molinari - perciò, in caso di mancate risposte, continueremo la nostra vertenza in difesa di una sanità davvero pubblica e universale". 

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L'incontro con il presidente Squarta

L'ufficio di presidenza del consiglio regionale ha ricevuto i segretari e le firme per cambiare il piano sanitario della Regione. "I sindacati – spiegano il presidente Marco Squarta e i vicepresidenti Paola Fioroni e Michele Bettarelli - sono un presidio di democrazia, per questo abbiamo deciso di accogliere i vertici dei sindacati umbri a Palazzo Cesaroni poco prima dell’inizio della seduta odierna dell’assemblea e ricevere le oltre 8500 firme da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della sanità umbra". Poi è arrivata la promessa: "Vista la necessità di confronto su un tema come quello della sanità che riguarda lavoratori e cittadini umbri, l’Ufficio di Presidenza si farà immediato promotore di un percorso di ascolto all’interno della preposta Commissione consiliare, con la Giunta di Palazzo Donini e con il Consiglio regionale intero".

Piano sanitario dell'Umbria, la petizione dei sindacati 

Cgil, Cisl e Uil nella petizione riassumono in otto punti "imprescindibili" i cardini per cambiare il piano sanitario regionale. Il documento, si legge nella petizione dei sindacati, "sconta prima di tutto la totale mancanza di partecipazione e confronto all'interno della società umbra. Mancanza che ha di fatto prodotto un documento parziale e lacunoso, non coincidente con le principali criticità che attraversano la società umbra". 

Ecco i punti "imprescindibili" dei sindacati dell'Umbria. Il primo è quello della lotta al Covid e prevede di "realizzare un nuovo piano di contrasto alla pandemia investendo più risorse per il tracciamento e la vaccinazione".
Il secondo è quello del personale e chiede di "promuovere un piano di 2000 assunzioni a tempo indeterminato nella sanità e nel sociale, la qualificazione del personale con formazione continua, una gratificazione che valorizzi il merito, contrattazione sui carichi e orari di lavoro per favorire il benessere organizzativo. Questo potenziamento servirà anche per abbattere le liste d’attesa".
Il terzo è il protocollo appalti e prevede di "puntare al lavoro stabile e di qualità, sconfiggendo la logica del massimo ribasso e della deregolamentazione degli appalti, realizzando un protocollo vincolante per tutti gli appalti pubblici che contenga clausole sociali, rispetto dei contratti collettivi di lavoro, stabilità dell’occupazione".

Il quarto punto della petizione dei sindacati dell'Umbria per un nuovo piano sanitario regionale è la lotta agli infortuni e chiede di "potenziare il servizio di prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, con maggiori risorse e personale. Promuovere azioni comuni tra istituzioni e parti sociali (prefetti, ITL, AUSL, sindacati, associazioni datoriali, enti bilaterali)".
Il quinto punto, quello dell'Università, prevede di "realizzare un protocollo di intesa con le Università e col sistema di Istruzione per formare competenze e promuovere la ricerca". Il sesto riguarda la sanità privata e chiede di "relegare la sanità privata ad un ruolo complementare e mai sostituivo del servizio sanitario pubblico, stabilendo regole di accreditamento e convenzione più stringenti e trasparenti".
Per il settimo, programmazione pubblica e investimenti, i sindacati dell'Umbria vogliono "realizzare una programmazione pubblica per investire su nuove strutture e maggiori tecnologie cogliendo l’opportunità del Pnrr. Dotare l’Umbria di distretti socio - sanitari coincidenti con le necessità territoriali, di un adeguato numero di case di comunità (nella proporzione prevista dalla normativa nazionale), di una rete ospedaliera capace di garantire ai cittadini un consono accesso all'emergenza/urgenza e all’alta specializzazione. Promuovere i consultori e la medicina di genere. Potenziare la rete di medici di medicina generale".

L'ottavo e ultimo punto della petizione di Cgil, Cisl e Uil, quello che chiede partecipazione, chiude così l'elenco: "Convocare subito tavoli di confronto e partecipazione permanenti con organizzazioni sindacali e datoriali, associazioni e istituzioni comunali sia su scala regionale, con gruppi di lavoro tematici, che di zona (ambito sociale) per dare voce a tutti i territori". 

Piano sanitario, anche gli studenti in piazza

In piazza Italia c'erano anche i rappresentanti degli studenti dell'Udu e della Rete degli studenti medi. "Come sindacato studentesco sentiamo l'esigenza di stare accanto ai sindacati oggi in piazza per ribadire quanto il piano sanitario regionale si sia dimostrato inadeguato a rispondere alle esigenze della nostra regione -  spiega Margherita Esposito, coordinatrice della Sinistra Universitaria - Udu Perugia - La capillarità dei servizi deve essere un faro da seguire, perché solo lavorando in questo modo si può garantire un servizio accessibile a tutte e a tutti".

Esposito punta i riflettori "sulla situazione dei consultori, costantemente sottofinanziati e depotenziati. Noi ci immaginiamo questi spazi come dei luoghi sicuri, di incontro e di dialogo. Infine vorrei sottolineare come manchi all'appello anche la convenzione fra università e azienda ospedaliera. Nel piano non si fa minimamente menzione al potenziamento della rete di scuole di specializzazione e all'istituzione di nuove scuole, mentre si prevede addirittura la possibilità per la regione di avviare Convenzioni con Atenei extra-Regione per la frequenza di Medici in Formazione Specialistica per quelle discipline attualmente non presenti nell’Ateneo perugino. Ancora una volta appare visibile come la Regione Umbria non investa nel suo territorio. Chiediamo più investimenti nella formazione, più tutele per gli studenti tirocinanti, una sanità accessibile, che sia davvero un bene per tutte e tutti". 

Anna Pierucci, coordinatrice di Altrascuola - Rete degli Studenti Medi Perugia, aggiunge che nel piano "è completamente trascurato è anche il tema della salute mentale. Dopo il lockdown e le restrizioni subite - aggiunge - , le richieste di un supporto psicologico sono aumentate a dismisura. Non possiamo nascondere come la salute mentale oggi sia un lusso riservato a chi se la può permettere. Dopo una mancata risposta a livello nazionale con i continui cambi di decisione sul bonus psicologico ci aspettavamo una risposta decisa a livello locale. Purtroppo leggendo il piano sanitario regionale abbiamo potuto constatare che questa tematica non è stata presa in carico dai dirigenti della nostra regione".  

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