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Sanitopoli, la Lega vuole chiarezza: "Siano resi pubblici i provvedimenti disciplinari adottati verso i dipendenti indagati"

Una bomba sganciata dal gruppo regionale che si è rivolto direttamente alla Regione con una interrogazione: "Guai ad abbassare la guardia: mai più un sistema di potere che trucca concorsi"

La Lega Umbria, il maggior gruppo presente in Regione, vuole far pagare il conto a livello amministrativo a coloro che sono finiti nell'inchiesta che ha terremotato il vecchio potere "rosso" nella nostra regione, ovvero Sanitopoli. Con una interrogazione destinata a riaccendere i fari sulla questione - in questi giorni si muoveranno anche i giudici per i procedimenti attualmente in corso - che ha visto l'arrivo di avvisi di garanzia pesantissimi a carico di manager, dottori, amministrativi e pezzi da novanta della politica di casa nostra: l'ex Presidente Pd, Catiuscia Marini, l'ex segretario del Pd, Gianpiero Bocci e l'ex assessore regionale alla sanità Barberini.

La lega ha chiesto ufficialmente di sapere "quali provvedimenti disciplinari sono già stati adottati o sono in itinere nelle fasi procedimentali, nei confronti dei dipendenti pubblici che risultano coinvolti nell’inchiesta della magistratura". All’avviso della conclusione, secondo l'interrogazione presentata, delle indagini preliminari tra questi risultano indagati oltre il direttore regionale della sanità, dodici medici, con ruolo anche di direttori e/o professori, cinque dirigenti e due dipendenti, il direttore generale, il direttore sanitario e quello amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Perugia; due dirigenti, un responsabile ed un dipendente della Usl n.1; il commissario, ex direttore generale Usl n.1, un dirigente ed un coordinatore dell’Azienda Ospedaliera di Terni; un dirigente ed un dipendente della Regione Umbria.

“Con questo atto ispettivo – ha spiegato Pastorelli – intendiamo fare chiarezza rispetto a principi di trasparenza e legalità ai quali è chiamato il nuovo governo regionale di centrodestra. Lo scandalo ‘sanitopoli’ ha portato alla luce tutti i lati oscuri di un sistema che, sulla base degli elementi emersi, sembra essere stato appositamente messo in piedi per rendere la sanità umbra il bacino di voti della sinistra. Oggi quel meccanismo è stato smontato grazie all’azione della magistratura e grazie al voto democratico espresso alle successive elezioni anticipate che hanno estromesso i partiti coinvolti nell’inchiesta dal governo della Regione e affidato alla Lega e alle forze di centrodestra la guida dell’Umbria".

Gli indagati dipendenti pubblici sono accusati, avario titolo con vari capi d’imputazione, di aver contribuito ad impedire il regolare svolgimento dei concorsi pubblici nella sanità regionale umbra, condizionandone gli esiti. Per raggiungere lo scopo, secondo l’accusa, i vertici politici e quelli aziendali nominati dai primi, già dall’inizio del 2018 si associavano tra loro in una rete di sistema, al fine di commettere una serie di delitti contro la Pubblica Amministrazione finalizzati alla manipolazione sistematica dei concorsi pubblici banditi all’Azienda ospedaliera di Perugia e dall’Usl Umbria 1, con l’obiettivo precipuo di garantire la vittoria o il posizionamento utile in graduatoria dei candidati predeterminati dagli stessi associati. Sono nove le persone per cui viene configurata dall’accusa l’associazione a delinquere, almeno dieci le procedure di selezione del personale condizionate illecitamente, oltre 40 i capi d’imputazione e 45 gli indagati definitivi nell’inchiesta che ha visto concludere di recente la fase delle indagini preliminari”.

All’avviso della conclusione delle indagini preliminari tra questi risultano indagati oltre il direttore regionale della sanità, dodici medici, con ruolo anche di direttori e/o professori, cinque dirigenti e due dipendenti, il direttore generale, il direttore sanitario e quello amministrativo dell’Azienda ospedaliera di Perugia; due dirigenti, un responsabile ed un dipendente della Usl n.1; il commissario, ex direttore generale Usl n.1, un dirigente ed un coordinatore dell’Azienda Ospedaliera di Terni; un dirigente ed un dipendente della Regione Umbria.

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