Quale sanità regionale per il post Covid? Tra proposte e proteste si ritorna in piazza: liste d'attesa e organizzazione

I sindacati chiedono un confronto dopo le nomine dei nuovi manager regionali per poter incidente sulle linee strategiche per ospedali e sanità sul territorio

Mai come in questo periodo la sanità è al centro dell'attenzione sia della politica regionale che dell'opinione pubblica. L'emergenza Covid, seppur affrontata alla grande in Umbria, ha comunque dimostrato alcuni limiti a causa delle politiche sbagliate del passato, dei tagli nazionali e della chiusura sistematica degli ospedali su territori considerati minori.

Per non rifare gli errori del passato e per affrontare l'emergenza attuale - quella del ritorno alla normalità con ambulatori con liste di attesa inevitabilmente alte - i sindacati di Cgil, Cisl e Uil chiedono di essere ascoltati dalla Giunta regionale per studiare delle strategie condivise. Una collaborazione anche seppur con tutti i crismi della protesta: ritorno in piazza - previsto per il 7 luglio - con bandiere, cartelli ma anche proposte.

Un po' la situazione straordinaria, un po' il colore della nuova Giunta Tesei sta rivitalizzando le iniziative unitarie sindacali. Tra i punti che i sindacati mettono alla base della mobilitazione c’è anche la riduzione dei tempi di attesa per i cittadini che accedono ai servizi sanitari, tempi che si sono dilatati ulteriormente dopo l’emergenza degli ultimi mesi: “Riteniamo fondamentale individuare e condividere strumenti che possano ridurre queste attese e garantire le prestazioni del servizio sanitario pubblico, perché il Covid non può diventare la scusa per la privatizzazione della sanità”.

L'altro aspetto fondamentale è il confronto su organizzazione e programmazione delle attività in questa nuova fase dopo il picco dell’emergenza Covid-19. "La nostra sanità pubblica e territoriale - hanno spiegato i vertici di Cgil, Cisl e Uil - ha dimostrato nell’emergenza Coronavirus tutta la sua efficienza, dovuta alla grande professionalità e disponibilità di tutto il personale sanitario. Ora però bisogna procedere al potenziamento degli organici e ad una riorganizzazione che rafforzi e non indebolisca la sanità pubblica sul territorio, strumento fondamentale contro la diffusione delle pandemie e unico sistema realmente in grado di rispondere alle esigenze di prevenzione e cura dei cittadini”.

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Il periodo è quello giusto anche perchè la Regione di comune accordo con l'Università non solo ha rinnovato - evitando una continuità con il passato - i manager di aziende ospedaliere e delle due Usl ma sta iniziando a ragionare sul futuro da qui ai prossimi 20 anni. 

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