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Riforma Sanità in Umbria: Giunta vara atti per riordino sistema

La Giunta umbra ha adottato il ddl per l'ordinamento del servizio sanitario, che verrà trasmesso al Consiglio regionale e approvato l'atto sul riordino della Sanità definendo la "road map" ai Direttori Generali delle Aziende Usl

La Giunta regionale dell’Umbria ha adottato il disegno di legge per l’ordinamento del servizio sanitario regionale, che verrà ora trasmesso per l’iter di competenza al Consiglio regionale e approvato l’atto che prevede misure di riordino e razionalizzazione dei servizi del sistema sanitario umbro, definendo anche la “road map” ai Direttori Generali delle Aziende Usl, affinché in tempi definiti vengano adottati i relativi provvedimenti di competenza delle Aziende, per la piena operatività della riforma.

Il presente d.d.l. ricomprende la normativa di settore, che a livello nazionale è andata stratificandosi nel tempo, con particolare riferimento alle principali fonti normative che prevedono e individuano i Livelli essenziali di assistenza (LEA), vale a dire le prestazioni e i servizi necessari ed appropriati che il Servizio sanitario è tenuto a garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), fatte salve ulteriori prestazioni non incluse nei Lea, da erogare con stanziamenti propri delle Regioni.

I LEA sono organizzati in tre grandi Aree:

- l’assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli (tutela dagli effetti dell’inquinamento, dai rischi infortunistici negli ambienti di lavoro, sanità veterinaria, tutela degli alimenti, profilassi delle malattie infettive, vaccinazioni e programmi di diagnosi precoce, medicina legale);

- l’assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi capillarmente sul territorio, dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla specialistica e diagnostica ambulatoriale alla fornitura di protesi ai disabili, dai servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi ai servizi territoriali consultoriali (consultori familiari, SERT, servizi per la salute mentale, servizi di riabilitazione per i disabili, ecc.), alle strutture semiresidenziali e residenziali (residenze per gli anziani e disabili, centri diurni, comunità terapeutiche);

- l’assistenza ospedaliera, in pronto soccorso, in ricovero ordinario, in day hospital, day surgery e altre forme di ricovero a ciclo breve, in strutture per la lungodegenza e la riabilitazione, e così via.

La road map che porterà entro i prossimi tre mesi al riaccorpamento dei punti di vaccinazione e nascita, al laboratorio unico per gli screening e alla rivisitazione dell'assetto della Chirurgia toracica (le strutture passeranno da due a una). Nel disegno di legge è previsto
si conferma la scelta della riduzione da 4 a 2 del numero delle Asl e di due Aziende ospedaliere. Ora il disegno di legge verrà trasmesso al Consiglio regionale per il suo iter di approvazione.

Si punta con decisione formale a realizzare una unica Centrale operativa 118 su scala regionale, incardinata nell’Azienda Ospedaliera di Perugia, si è avviata una fase di riorganizzazione dell’intero Sistema dell’Urgenza e dell’Emergenza, a partire da una vera e propria cabina di regia dell’intero sistema, rappresentata dalla centrale operativa, in grado di orientare le attuali postazioni mobili (autoambulanze e auto mediche), distribuite sull’intero territorio regionale e che dovranno essere confermate sulla base della stima dei volumi di attività nonché degli ambiti e della capacità operative, verso presidi ospedalieri dotati di Dipartimenti Emergenza Accettazione (DEA), sia di I che di II livello, in grado di gestire sia le situazioni di urgenza che di emergenza sanitaria. La centrale operativa sarà anche la garante di protocolli operativi riguardanti tre patologie tempo dipendenti: infarto del miocardio, ictus cerebrale e politrauma grave.


Alte specialità chirurgiche (Neurochirurgia, Chirurgia toracica, Cardiochirurgia)

Il numero di unità operative attualmente esistenti dovrà essere riconfigurato non più su ambito aziendale o provinciale ma su scala regionale, tenendo conto dei dati epidemiologici, delle linee guida internazionali e delle intervenute modifiche dei percorsi diagnostico terapeutici degli ultimi anni, quale esempio il trasferimento di molte prestazioni dalla cardiochirurgia alla cardiologia interventistica o il miglioramento della diagnostica e della chemio e radioterapia nel caso dei tumori toracici. Il riordino del “sistema alta specialità” deve essere sostenuto e garantito dalla costituzione di Dipartimenti unici interaziendali tra i Presidi Ospedalieri di Perugia e Terni.

Mentre Per quanto riguarda la Neurochirurgia l’offerta attuale soddisfa la domanda assistenziale sia in termini qualitativi che quantitativi e necessita di uno sviluppo differenziato di qualificazione professionale tra le due sedi di Perugia e di Terni, tenendo anche conto che il sistema dell’urgenza /emergenza prevede nei presidi sedi di DEA di II livello le prestazioni di neurochirurgia.

L’evoluzione della Chirurgia toracica umbra dovrà portare all’integrazione delle due strutture esistenti presso le aziende ospedaliere di Perugia e di Terni per realizzare una unica struttura dotata del parco tecnologico e delle figure professionali adeguate.

Nell’ambito della cardiochirurgia vanno mantenute le due strutture nei presidi ospedalieri di Perugia e di Terni, sedi di DEA di II livello, ma con la necessità di una maggiore integrazione, con l’elaborazione di protocolli di integrazione funzionale tra le due strutture e lo sviluppo differenziato di qualificazione professionale tra le due sedi, per favorire il recupero della mobilità passiva, il consolidamento dell’indice di attrazione extraregionale e l’integrazione con il sistema dell’urgenza/emergenza.

Punti Nascita

E’ stato realizzato un rilevamento sui requisiti minimi sia strutturali che organizzativi degli undici punti nascita regionali, che permette di avere un quadro puntuale sulla efficienza operativa e sull’efficacia nei termini di costi, di sicurezza e di ricorso al taglio cesareo non appropriato. Dal quadro analizzato si evidenziano criticità sia riguardo i numeri di parti effettuati, rispetto agli standard minimi di cui all’Accordo sull’appropriatezza del percorso nascita, sia alla disponibilità H24 di medici nonché alla dotazione tecnologica. Relativamente al taglio cesareo risultano valori di inappropriatezza in alcuni punti nascita. La mancata attivazione in Umbria del Trasporto Neonatale (STEN) e del Trasporto in utero (STAM) comporta una ulteriore criticità in termini di sicurezza al sistema attualmente vigente.

La rete dei punti nascita va pertanto ridisegnata perché sia in grado di garantire tempi rapidi di accesso e al contempo massima sicurezza della madre e del bambino. Negli ospedali di Perugia e di Terni sono identificabili le UO di Ostetricia di II livello, in grado di garantire  un numero di parti superiore a 1.000, assicurando la presenza nella stessa struttura di TIN e di discipline specialistiche in numero e con intensità di cura più elevata nonché le UO Neonatologiche di II livello. Vanno invece ridimensionate le Unità di Ostetricia di I livello a cui saranno associate le Unità di Neonatologia di I livello, in quanto esistono almeno 5/6 punti nascita con meno di 500 parti all’anno. I criteri per l’accorpamento dei punti nascita dovranno essere i volumi storici di attività, i flussi attuali di utenza, la localizzazione geografica, il possesso di requisiti relativi ad almeno due sale travaglio/parto, sale operatorie, assistenza ostetrico ginecologica, anestesiologica, pediatrica/neonatale tutte H24 e la disponibilità degli esami di laboratorio, di indagini di diagnostica per immagini ed emotrasfusioni sempre H24.

La rete dei punti nascita dovrà essere inoltre supportata dall’attivazione di un sistema standardizzato di Trasporto Assistito Materno (STAM) e da un Trasporto Neonatale d’Urgenza (STEN).

I punti cardine della Riforma.



 

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