Infiltrazioni mafiose, l'opposizione all'attacco: "Arcudi non può restare presidente anche se non è indagato"

Il dibattito in aula degli esponenti del Pd, 5 Stelle e lista civica Giubilei. Le opposizioni chiedevano la testa dell'attuale presidente Nilo Arcudi

"Non è una battaglia personale ma rappresenta un chiaro messaggio contro le mafie". "Nilo Arcudi non è indagato". "Ma è una revoca politica per lanciare un messaggio e difendere questo luogo della democrazia cittadina". Sono le frasi che riecheggiano, a turno, durante gli interventi dei consiglieri del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e della lista civica dell'ex candidato Giubilei. E' il giorno della votazione per revocare Nilo Arcudi dal ruolo di presidente del consiglio. Per la sinistra e i grillini è un atto politico dovuto dopo che Nilo Arcudi è finito, seppur senza colpe e avvisi di garanzia, in una intercettazione relativa all'indagine sulla 'Ndrangheta a Perugia. "Un presidente del consiglio comunale rappresenta tutta la città e quindi non ci possono essere ombre. La nostra non è una scelta giustizialista ma politica, senza fini elettorali o di parte": riecheggia di nuovo nell'aula di Palazzo dei Priori dove però, su richiesta del capogruppo di Forza Italia, Giacomo Cagnoli, arriva il primo no alla revoca sotto-forma di parere tecnico degli uffici comunali. Il capogruppo del Pd Bistocchi, dopo aver letto la richiesta ufficiale - “riteniamo che non possa più ricoprire il suo ruolo di Presidente sia a tutela dell’assise perugina che della sua persona” - attacca il movimento di Arcudi, Perugia Civica, che avrebbe diramato un comunicato "infarcito di minacce, intimidazioni ed attacchi personali violenti e inaccettabili".

La capogruppo M5S Francesca Tizi ha parlato di "responsabilità politica perché la politica è un qualcosa di diverso da ciò che avviene nei Tribunali: prescindendo chiaramente dalle vicende personali e giudiziarie.  Noi del M5S abbiamo richiamato, e richiamiamo ancora una volta oggi, questo Sindaco e questa maggioranza ad assumersi la propria responsabilità politica verso la nostra città. Il Presidente del Consiglio è un organo istituzionale che rappresenta il consiglio tutto e ne tutela la dignità del ruolo (art. 19), sul quale non possono e non devono attirarsi ombre di parzialità o mancata equidistanza.”.

Dai banchi dell’opposizione, Lucia Maddoli (Idee, persone, Perugia) ha espresso forte preoccupazione per aver appreso di infiltrazioni della ‘Ndrangheta a Perugia, soprattutto negli ambiti economici più disparati. “Pur sapendo che non ci sono elementi di responsabilità personale attribuibili allo stato ad Arcudi, abbiamo ritenuto di proporre un atto forte di revoca che va oltre l’aspetto giuridico, attenendo soprattutto alla responsabilità politica della carica”. Per Maddoli va quindi lanciato un messaggio preciso che consente di dire che nel Comune di Perugia non vi è spazio per alcuna infiltrazione.

L'ex candidato a sindaco per il centrosinistra Giuliano Giubilei ha tenuto a sottolineare come la discussione in oggetto siamo molto sentita in città oltre che in seno all’Istituzione Comune. Ciò in quanto i cittadini hanno anciato un messaggio chiaro: “A Perugia la ‘ndrangheta non la vogliamo”, anche perché memori di quanto già accaduto in passato, ad esempio sulla vicenda dei palazzoni di Ponte San Giovanni.  “Noi crediamo che Arcudi debba considerarsi estraneo alla vicenda, a meno che non intervenga nel tempo una sentenza di terzo grado che dichiari il contrario, perché non basta l’essere citati da un malvivente nel corso di un’intercettazione. Pur con ciò resta il problema dell’opportunità politica e non certo di scienza giuridica”.

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Secondo Giubilei, infatti, Arcudi ricopre il ruolo di Presidente del Consiglio comunale, luogo democratico della città, nell’interesse di tutti i consiglieri; per questo non può continuare a guidare l’assemblea, in quanto ciò è incompatibile con un ruolo di garanzia e super partes. Giubilei ha poi contestato la scelta – a suo dire – della maggioranza di trincerarsi dietro pareri tecnici, visto il significato politico della vicenda. Ma alla fine del dibattito la revoca è stata bocciata dalla maggioranza. I due schieramenti però sono concordi nell'andare avanti nella lotta alla 'Ndrangheta mettendo in campo una commissione anti-mafia e un consiglio comunale aperto per fare il punto sulle infiltrazioni. 

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