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Veleni e politica, la Tesei e i dirigenti tirano fuori le carte: "Quereliamo.Tutto regolare sulla fornitura test anti-Covid"

Dopo sospetti, servizi televisivi, mozioni e guerre sui social, hanno deciso di parlare rispondendo a tutte le domande e tirando fuori i documenti sull'acquisto da un'azienda umbra dei 15mila fondamentali test rapidi usati per contenere il virus

Il campo di battaglia in Umbria è ormai noto: la sanità. Non solo perchè è la maggiore voce del bilancio comunale o perchè mai come in questo periodo la sanità pubblica è fondamentale per la salute dei cittadini. In Umbria, non è un mistero per nessun analista politico, la sanità ha fatto perdere il potere al centrosinistra, a guida Pd, dopo gli scandali dei concorsi truccati. Ed oggi è il chiudo fisso dell'opposizione convinta che sarà anche il tallone d'achille della giunta Tesei. Dall'ospedale da campo, alle mascherine fino ad arrivare allo scontro pesantissimo sull'acquisto dei test rapidi immunologici è tutto uin fiorire di battaglie, lettere, trasmissioni, giornali d'area coinvolti, manifestazioni politiche.

Tutto questo in piena emergenza Covid19. Stavolta è toccata non solo alla Giunta Tesei, ma anche ai dirigenti (tecnici e non certo politici) e ai loro funzionari reagire tirando fuori diversi assi dalla manica (le carte) contro l'accusa infarcita di sospetti sull'acquisto dei famosi test rapidi immunoligici acquistati quando il morbo infuriava anche in Umbria ed era necessario avere a disposizioni strumenti innovativi pur nella consapevolezza che non era stati testati a sufficienza.

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Ma quei test sono serviti realmente, insieme ad una strategia mirata, visto che l'Umbria è ai vertici delle Regioni italiane che sono riusciti ad arginare l'avanzata del virus. Test rapidi che hanno permesso di isolare sospetti, di non far infettare gli ospedali. Tutti risultati che, in video-conferenza, i dirigenti regionali e la Presidente Tesei, insieme all'assessore Coletto, hanno rivendicato. Ma la battaglia politica, con tanto di veleni e schizzi di fango, proprio su questo strumento si sta concentrando. In sintensi: le accuse che arrivano dalla minoranza - riprese anche da giornali e Tv - si basano sulle procedure per l'acquisizione e sull'attendibilità. Ipotesi che hanno portato la Corte dei Conti ad acquisire documenti per verificare la regolarità delle procedure.

Tutto regolare e tutto secondo le procedure: hanno ribadito amministratori e dirigenti mettendo sul tavolo tutti i documenti ufficiali per provare il loro buon operato. Il più amareggiato e indignato per via dei sospetti sull'acquisizione dei test rapidi è stato il dirigente meno politicizzato di tutti, Stefano Nodessi, direttore regionale della Protezione Civile. Documenti sventolati in aria e messi a favore di telecamera per farli ben leggere e poi le spiegazioni tecniche intervallate anche da sfoghi personali: "Queste non sono parole, ma sono documenti, sono fatti...noi della protezione civile abbiamo lavorato per tre mesi senza sosta, senza giorno libero... ". Questi gli sfoghi, poi ci sono le carte (quelle sventolate e lette più volte ai giornalisti).

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"Abbiamo rispettato il codice dei contratti, senza nessuna deroga, per acquisire 15mila test rapidi di cui avevamo una profonda necessità durante l'emergenza sanitaria" ha tuonato Stefano Nodessi "Abbiamo acquistato la fornitura da parte dell'azienda Vim (umbra con sedi a Città di Castello e Torgiano, da 40 anni nel settore della distruzione dei farmaci) esclusivamente perchè era l'offerta più conveniente rispetto alle offerte che ci sono arrivate". Nessun manina invisibile, nessuna raccomandazione di tipo politico, meno che meno dalla Presidente e dal suo staff. "Su 7 aziende interessate alla vendità di questi test alla fine soltanto tre hanno concretizzato l'offerta rigirata alla Protezione Civile regionale. Quella della Vim aveva tutte quelle caratteristiche tecniche e logistiche richieste in quel periodo di grave emergenza sanitaria: prezzo, disponibilità immediata e il marchio Ce. Il marchio ci è stato garantito direttamente dal Ministero della Salute. Ecco il documento. Le altre offerte o non avevano il marchio Ce o potevano fornirci il tutto in tempi troppo lunghi e con merce scaglionata. Non ci sono altri motivi del perchè si è proceduto con questa fornitura da 15 mila pezzi avvenuta secondo i crismi e le norme dell'urgenza". Nodessi ha quindi ribadito che, “nel pieno rispetto della normativa, con la V.I.M. è stato firmato un contratto che prevedeva il versamento del 50 per cento della somma stabilita al momento dell’acquisto, mentre il saldo sarebbe avvenuto una volta che l’Anac avesse stabilito la congruità del prezzo. Verifica che la Regione ha chiesto al momento della stipula del contratto e non successivamente”.

Contro qualsiasi sospetto anche la presidente Tesei e il suo braccio destro Federico Ricci che hanno ribadito di non aver avuto nessun contatto particolare con l'impresa e i suoi vertici ma di aver semplicemente rispettato le procedure e i passaggi come in qualsiasi altra fornitura determinata dall'emergenza. Entrambi hanno annunciato una pioggia di querele per coloro che hanno detto il falso, rispetto alle carte, e per coloro che hanno messo in moto una macchina del fango in queste settimane per creare sospetti su rapporti tra esponenti politici e impresa.

"Correttezza, trasparenza e regole: queste sono le mie parole chiave per il Governo dell'Umbria. Ma forse a qualcuno ha dato molto fastidio che l'Umbria ad un certo punto era considerata un vero e proprio modello nazionale per la battaglia contro il Covid. Non abbiamo nulla da nascondere, i documenti parlano chiaro". Il direttore regionale alla Sanità e al Welfare, Claudio Dario, invece ha risposto punto su punto alle accuse sulla validità dei test. Ovviamente ha premesso il clima e le paure in quel periodo storico dove si temeva il blocco degli ospedali a causa di potenziali focolai di coronavirus. Ma non solo: non c'erano e non ci sono neanche ora strumenti certi, testati in via definitiva, a livello scientifico.

"Abbiamo utilizzato quasi tutti quei 15mila test rapidi che ci venivano chiesti anche dall'opposizione nel marzo scorso come strategia per arginare il coronavirus. Gli ottimi risultati ottenuti dall'Umbria sono sotto gli occhi di tutti. Siamo riusciti, anche grazie ai test-rapidi, a mettere in salvo ospedali, fare degli isolamenti importanti di persone a rischio, individuare due zone rosse che in poche settimane sono state sanate. Non dimentichiamoci che avevamo difficoltà persino ad acquisire mascherine e reagenti per fare i tamponi. Per salvare vite e frenare il virus abbiamo agito anche in prima persone per ottenere tutti quegli strumenti utili a fini sanitari. E devo dire grazie agli addetti alla sanità e alla protezione civile per lo sforzo messo in campo". 

Dario è entrato anche nel merito tecnico e nelle verifiche effettuate sui test rapidi: "Non essendoci stato il tempo di fare studi scientifici adeguati, i test rapidi rappresentavano una soluzione nell’ambito di una strategia organizzativa più ampia. Prima dell’acquisto i test sono stati oggetto di valutazione da parte della prof.ssa Antonella Mencacci e della prof.ssa Daniela Francisci, che fanno parte del Comitato Tecnico-Scientifico Regionale. Si è ritenuto di non indugiare e chiederne l’acquisizione per un quantitativo pari alle necessità di un mese, tempo utile anche per la sperimentazione   che ha evidenziato che il test rapido ha un alto valore predittivo negativo (97%) che ha portato all’utilizzo del prodotto come efficace metodo di screening”.

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