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Si sgonfia il caso Isuc, Tesei: "Sei mila e non 60 mila al commissario". Meloni: "Positivo far continuare l'attività"

Fatta chiarezza anche sul mancato rinnovo dei precari storici: "Chi ha governato prima non ha risolto i problemi della loro precarietà"

La nomina del commissario per l’Istituto per la Storia contemporanea dell’Umbria, individuato nell'avvocato Walter Biscotti, aveva sollevato polemiche a sinistra (nei gruppi sia della Regione che del Comune di Perugia) che hanno paventato un esborso di denaro molto elevato per la figura chiamata a rioganizzare l'istituto a fronte di 7 borsisti precari, in realtà già disoccupati dalla fine del 2019 per via del mancato prolungamento del contratto da parte della passata giunta regionale. Da qui l'interrogazione a firma dei Pd Bori, Meloni e Bettarelli sul compenso che percepirà la figura del Commissario e su "quali azioni intende intraprendere per la salvaguardia occupazionale dei 7 borsisti precari".

"La nomina – ha sottolineato in aula Meloni - non essendo ricaduta la scelta in un dirigente dell’Ente come sarebbe stato opportuno fare, porterà dei costi aggiuntivi avendo determinato per il Commissario un compenso fino ad un massimo del 70 per cento dello stipendio di un dirigente regionale. Si tratta di oltre 50miIa euro all’anno, che saranno sottratte dallo scarno bilancio deII’Isuc, che attualmente ha in carico 7 borsisti precari che da anni lavorano con professionalità e competenza”.

A rispondere è stata direttamente la Presidente Tesei che ha smentito il compenso per il commissario ed ha voluto puntualizzare di chi sono state le colpe del mancato rinnovo contrattuale degli storici precari: "Il commissario dovrà consentire il rilancio dell’Isuc entro la fine del 2020. Non è previsto un compenso di 60mila euro all’anno ma invece di 6 mila euro, nell’ottica della riduzione dei costi di funzionamento della macchina pubblica".

Da 60mila presunti a sei mila euro reali ce ne passa. Sul fronte dei borsisti le responsabilità affondano nel passato:"Rispetto ai borsisti - ha ribadito la Tesei - precari, essi da fine 2019 risultano disoccupati perché chi ha governato prima non ha risolto i problemi della loro precarietà. Il programma 2020/22, già approvato, prende atto dell’impossibilità di rinnovare i contratti di collaborazione. Prima di paventare questioni particolari bisogna valutare ciò che è accaduto nella Legislatura precedente”. Si sgonfia di molto quindi il caso Isuc. E la stessa Meloni a tendere una mano al nuovo corso, ribadendo però l'importanza di stabilizzare i precari nel futuro prossimo: “Alcune difficoltà sono state effettivamente ereditate. Positivo che si sia ribadita la necessità di far continuare l’attività dell’Isuc, tracciando una strada nuova che permetta di perseguire un indirizzo strategico, con attività chiare e definite. Molto importante preservare il contributo dei borsisti al lavoro svolto dall’Isuc”.

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