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Referendum, il giorno dopo: "Possono tornare a essere eletti i migliori". "Taglio draconiano, minoranze falcidiate"

Intervista doppia ai professori Mauro Volpi e Daniele Porena sul referendum costituzionale, sulla nuova legge elettorale e sulle conseguenze per l'Umbria

Il sì al referendum costituzionale per il taglio dei parlamentari vince con il 69,64% in Italia e con il 68,72% in Umbria. Il giorno dopo è il momento delle analisi, con una intervista doppia per indagare il presente e il futuro dopo le votazioni del 20 e 21 settembre e per valutare le conseguenze per l'Umbria. Abbiamo intervistato Mauro Volpi, costituzionalista e già professore di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato dell'Università degli Studi di Perugia, apertamente schierato per il sì, e Daniele Porena, professore di Istituzioni di diritto pubblico all'Università degli Studi di Perugia e delegato del Rettore per il settore Riforme, semplificazione e supporto legale.

Professore, come ha votato al referendum?

Volpi: “Ho votato sì. Ed esprimo particolare apprezzamento per l'alto numero di partecipanti al voto, nonostante il Covid, che ha smentito molte fosche previsioni che circolavano”.

Porena: “Ho votato no, convinto da tempo. Perché la riduzione del numero dei parlamentari comporta un indebolimento del rapporto tra eletto ed elettore e comporta un'estensione significativa dei collegi elettorali, con campagne elettorali che richiederanno impegni finanziari maggiori e il rischio dell'ingresso di lobby e centri di interesse economico”.

Ha vinto il sì, ora cosa succederà? Cosa cambierà?

Volpi: “Ora c'è il dovere politico di provvedere ad alcuni cambiamenti. Il primo è quello della legge elettorale, che deve essere più rappresentativa. Bisognerà anche cambiare i regolamenti parlamentari. Inoltre sono già state presentate alcune proposte di revisione costituzionale come quelle che adeguano l'elettorato attivo di 18 anni anche per l'elezione del Senato e che prevede la riduzione dei delegati regionali per l'elezione del presidente della Repubblica di un terzo e una base circoscrizionale e non più regionale per l'elezione del Senato. Questa modifica può consentire a una regione piccola come l'Umbria di essere all'interno di una circoscrizione più ampia e il recupero di voti che vanno a formazioni minori”.

Porena: “Ci sono due scenari possibili. Uno è quello relativo al fatto che i candidati alle elezioni si debbano necessariamente ausiliare di mezzi finanziari importanti per le campagne, potendo cadere preda di gruppi di interesse economico. Questa è una possibilità. Il secondo scenario è quello di una ulteriore verticalizzazione del sistema politico-istituzionale. Con collegi molto grandi la tendenza sarà a un voto sempre più di opinione, marcatamente condizionato dalle scelte delle leadership nazionali”.

Meno parlamentari significa più efficienza ed efficacia?

Volpi: “Non parliamo di matematica, ma di istituzioni. Sicuramente nel parlamento attuale, così pletorico, vi erano forti elementi di inefficienza e disfunzionalità, legati anche al fatto che una parte dei parlamentari brillavano per assenteismo. Per non parlare di quelli che cambiavano casacca nel corso della legislatura. Con un numero ridotto c'è la possibilità che in parlamento tornino ad essere eletti i migliori. Con meno parlamentari sarà difficile far entrare nani e ballerine come è stato fatto in questi ultimi decenni”.

Porena: “No, direi di no. Può significare maggiore velocità, una riduzione dei tempi del procedimento legislativo. Una legge approvata in breve tempo, però, non è necessariamente una buona legge. In secondo luogo, il presunto guadagno sul piano dell'efficienza è ampiamente compensato da un difetto di rappresentatività. Al Senato le commissioni parlamentari in sede deliberante potranno approvare una legge con il voto favorevole di soli cinque senatori. Mi chiedo se una legge ordinaria dello Stato possa essere approvata soltanto da cinque senatori. E' un problema notevole, come notevole è il problema che si pone per le minoranze. La riduzione dei parlamentari favorisce l'introduzione di una soglia implicita per l'accesso alla rappresentanza. Finirà per falcidiare tutte le formazioni politiche minori”.

Ora servirà una nuova legge elettorale. Che modello auspica?

Volpi: “La legge elettorale deve essere più rappresentativa. Proporzionale, con una soglia equa di sbarramento. Io sarei favorevole a un 3%, perché il 5 corrisponde a un milione e 700mila elettori. Ma soprattutto deve avere il voto di preferenza. La cosa fondamentale è che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentati, non più le segreterie, i vertici e leader di partito”.

Porena: “Il mio modello favorito è il proporzionale, perché mi sembra più confacente alla nostra struttura costituzionale. La nostra Costituzione non opera alcuna preferenza, però fu approvato il famoso ordine del giorno Giolitti durante i lavori dell'Assemblea costituente, a tenore del quale l'Assemblea ritenne il sistema elettorale più corretto da applicare alla Costituzione sarebbe stato quello proporzionale. Sono rimasto all'idea di allora. Il sistema proporzionale, temperato con delle ragionevoli soglie di accesso e con l'introduzione del meccanismo della sfiducia costruttiva, che altrove ha dato prove eccellenti di funzionamento, garantisce la migliore rappresentatività del sistema politico senza necessariamente danneggiare la governabilità”.

L'Umbria lascia nelle urne del referendum sette parlamentari. Perdiamo rappresentatività?

Volpi: “Questo ragionamento non regge per una ragione di principio. Nella Costituzione c'è il divieto di mandato imperativo. I Senatori eletti in Umbria non rappresentano la regionale, ma la Nazione. Sei deputati su 400 è qualcosa in più in termini percentuali rispetto a nove su 630. C'è il taglio dei senatori a 3, ma in precedenza l'Umbria era nettamente sovrarappresentata. Un senatore in Umbria 'costava' poco più di 120mila voti contro la media nazionale di uno ogni 190mila voti. E questo non era equo. Non c'è nessun massacro della rappresentanza. Se si approva la base circoscrizionale gli umbri potranno contribuire anche a far eleggere anche senatori di partiti piccoli o medi. Anche prima, con sette posti, ad essere eletti erano i senatori provenienti dai maggiori partiti”.

Porena: “Non c'è dubbio, è un taglio abbastanza draconiano. Le regioni più colpite da questo taglio sono l'Umbria e la Basilicata. L'Umbria perde quattro senatori e tre deputati. Per una regione piccola, che già fatica ad emergere, la situazione è pesante. L'Umbria è definitivamente derubricata a regione minore sul piano della rappresentanza”.

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