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Matrimonio Umbria-Marche per una super-regione? "Sarebbe la salvezza..."

Una grande regione del Centro Italia in grado di salvare welfare, avere politiche di trasporto e di sviluppo comuni. Il sindaco di Pesaro rilancia la sua sfida: Serve un referendum... i cittadini vogliono questo progetto"

Una grande regione del Centro Italia formata da Umbria e Marche, in grado di poter competere sia a livello turistico che industriale con il resto del Paese. E' questa l'ìdea che arriva da Pesaro da uno sindaci Pd più amati e più ascoltati anche dallo stesso premier Renzi: ovvero da Matteo Ricci. Il primo cittadino ha rilanciato questa sfida di accorpamento delle due regioni in una intervista al sito medium di Jacopo Cossater. 

Per Ricci Umbria e Marche insieme riuscirebbero a salvare i servizi sociali ai tempi dei grandi tagli nazionali: "Il mio ragionamento parte da un’analisi di fondo. I territori devono fronteggiare risorse crescenti, in una situazione di risorse calanti. La strada per salvaguardare i servizi e la coesione sociale non può essere, certamente, agire con la leva fiscale. È una soluzione da scongiurare, la conseguenza sarebbe solo frenare la crescita. Quindi dobbiamo agire con la revisione degli assetti istituzionali, verso il risparmio e la razionalizzazione dei costi del pubblico. Le riforme possono essere spinte anche dal basso. Marche e Umbria, insieme, hanno meno abitanti di Roma. Marche, Umbria e Toscana, unite, raggiungono gli abitanti del Veneto. Ha ancora senso che abbiano consigli regionali e leggi diverse? Le diversità morfologiche e storiche non lo giustificano".

Il sindaco di Pesaro immagina anche i passi verso una fusione morbida e che sarebbe apprezzata dai cittadini: "Nella pratica, come immagini un possibile percorso che potrebbe portare a questa trasformazione? "Serve una determinata volontà politica e anche un referendum popolare che confermi la scelta. Credo che questo debba diventare uno dei temi principali delle prossime elezioni regionali, ormai alle porte".

"Bisogna insieme costruire un nuovo modello di sviluppo" ha concluso il sindaco  "Si tratta di definire una nuova massa critica per questi territori, più pesante, in grado di reggere il passo dentro la globalizzazione. E’ una questione di competitività che può essere estesa a tutta la dimensione dell’Italia centrale. Regioni troppo piccole rischiano la marginalità, non solo a livello nazionale ma anche sul piano comunitario. E sappiamo quanto oggi sia importante attrarre e intercettare i fondi europei, anche per le infrastrutture che servono".

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