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Anche così si combatte la mafia in Umbria: la Regione parte civile nei processi anti-Piovra

Approvata la proposta di Giacomo Leonelli, presidente della Commissione regionale che vigila sulle infiltrazioni mafiose. Obiettivo: schierarsi senza se e senza ma contro chi distrugge l'economica locale e chi semina paura e povertà. Ecco il primo processo da cavalcare...

La lotta alla Mafia si combatte anche così: schierando nei processi le istituzioni umbre, come parti civile, per aver subito un danno di immagine ed economico. Eh già economico perchè le mafie tendono ad acquisire in Umbria aziende per poi spolparle di tutte le risorse e lasciando a casa decine e decine di lavoratori. Questo è il danno materiale che è accertato ed è sotto gli occhi di tutti come spiegano bene gli inquirenti nelle loro inchieste.

Poi c'è il danno di immagine che subisce l'Umbria: tentativi di estorsione, minacce, auto e negozi dati alle fiamme in maniera dolosa e un clima di paura crescente. Tutte operazioni tipiche delle mafie che fanno scappare altrove investitori e multinazionali. Un danno di immagine chiarissimo e lampante. Anche per tutti questi motivi il presidente regionale della Commissione di inchiesta su infiltrazioni mafiose in Umbria, Giacomo Leonelli, ha chiesto e ottenuto un voto favorevole alla sua proposta: far costituire l'Umbria nel processo Quarto Passo - soggetto fondamentale in questa inchiesta la 'ndrangheta - come parte civile.  

“La costituzione di parte civile della Regione Umbria nel processo 'Quarto Passo', di cui l'11 luglio si svolgerà l'udienza - ha spiegato Giacomo Leonelli - se tecnicamente possibile sarebbe un segnale importante per la comunità umbra, per la magistratura e anche per le stesse associazioni criminali. Una iniziativa inedita che ci porrebbe in prima linea nella tutela del territorio dell'Umbria, della sua immagine, della sua economia e del suo sistema sociale, che sempre di più necessitano di mezzi e strumenti per fare fronte ad un rischio di infiltrazione da parte di una criminalità agguerrita quanto pericolosa”. Il documento di indirizzo della Commissione verrà immediatamente trasmesso alla Giunta di Palazzo Donini, titolare della potestà per questo tipo di iniziativa. I risarcimenti possono essere poi utilizzati per dare lavoro o sostegno al reddito alle vittime delle mafie e ai giovani in cerca di una occupazione. 

La Giunta dovrà capire se è tecnicamente possibile. Ma su questo campo ci sono già i precedenti del comune di Perugia che si è schierato ottenendo risarcimenti in processi per sfruttamento della prostituzione e tratta delle donne. La piccola Umbria sta dimostrando grande coraggio: contro le mafie sempre e comunque. L'Umbria non deve essere più un covo freddo, ma terra off limit per i clan in cerca di affari, riciclaggio e coperture.

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