Elezioni a Perugia, Cristina Rosetti (Noi Cittadini): "Con noi tre piani strategici su mobilità, rifiuti e verde"

Intervista alla candidata sindaca di Perugia Cristina Rosetti del movimenti Noi Cittadini

Intervista alla candidata sindaca di Perugia Cristina Rosetti del movimenti Noi Cittadini.

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Perugia, cinque anni dopo Romizi, secondo lei non è migliorata e tante promesse sarebbero andate a vuoto. In particolare cosa è stato sbagliato..e cosa non si è fatto?
Romizi ha promesso, ma non ha attuato. Oltre i tre quarti delle linee programmatiche 2014 non sono state attuate: abolizione e riduzione d'imposte, le buche, ancora là, la promozione turistica (non abbiamo neppure una segnaletica turistica degna di questo nome), la mobiolità sostenibile: ha sdoganato la sosta selvaggia e trasformato Piazza Italia in una rotatoria, ripololamento del centro storico: tiene gli immobili del comune chiusi in attesa da anni di essere venduti e ha messo in vendita i locali commerciali, nessuna attenzione per l'artigianato tradizionale e artistico, nessuna programmazione culturale su 365 giorni come servirebbe, ma 300 mila euro ad una sola manifestazione, Perugia 1416 che non è di alcun impatto.  

Scarsa attenzione per le frazioni, prive il più delle volte di centri di aggregazione (il centro in periferia), dopo quello di Ponte San Giovanni si è rifiutato di fare consigli di quartiere tanto conclamati, sulla sicurezza non ha operato insistendo per i posti mobili di sicurezza e controllo del territorio, come affermava invece con forza in consiglio comunale alla presentazione delle sue linee programmatiche. Insomma tante promesse non mantenute. Non ha migliorato l'ente comunale, non l'ha efficientato, non ha fatto politiche vere di revisione della qualità della spesa, anzi la spesa è sempre più rigida ed è stata aumentata.Sui rifiuti i dati complessivi soprattutto sullo smaltimento in discarica e il riciclo sono fermi o peggiori rispetto al 2014.

Tra le sue battaglie storiche c'è la gestione dei rifiuti: se lei fosse sindaco quale ricetta metterebbe in campo?  Riorganizzazione della raccolta nell'area compatta della città sul modello raccoglincentro da me proposto e attuato oggi con successo in centro storico, dove siamo sopra all'80% di raccolta differenziata, eliminazione totale dei cassonetti stradali per la raccolta dell'umido che sono ricettacolo di ogni tipo di rifiuti di fatto riducendo fortemente il valore di riciclo dei materiali, attuazione della tariffa puntuale: chi più ricicla, meno paga, trasparenza totale sui costi del servizio, in particolare le spese generali, che pesano insieme al profitto garantito per quasi 25 milioni di euro, tracciabilità totale dei rifiuti: il cittadino deve sapere dove finiscono i rifiuti separati da quando conferisce il sacchetto alla destinazione finale del rifiuto, monitoraggio informatizzato e permanente del servizio.

Il Verde e le strade: secondo lei ci sono i fondi o una strategia per mettere veramente mano a queste due tematiche molto sentite dalla popolare? Oppure solo operazioni tampone?
Il verde urbano è uno strumento fondamentale per combattere i cambiamenti climatici, quindi, sarà strategico nella nostra azione amministrativa. Occorre una progetazione del verde e un regolamento del verde che permettano di prevedere e contenere i costi di manutenzione. Vorremmo poi sperimentare la permacultura e creare una food forest; metodi e luoghi dove le necessità di manutenzione si riducono. Le strade devono essere liberate dai vecoli con una trasformazione radicale della mobilità che permetta ai cittadini di spostarsi comodamente e con efficienza con il trasporto pubblico, occorre intervenire con una progettualità nuova e innovativa che permetta di fare uso di interessanti strumenti finanziari oggi a disposizione dei comuni che si ripagano con i risparmi di spesa. Occorre sperimentare l'uso di materiali innovativi al posto del classico bitume, materiali come la plastica riciclata che peraltro fu oggetto in Italia di progetti sperimentali di esperti che sono a capo di importanti enti del nostro territorio. Quindi, bisogna puntare su una revisione vera della spesa per liberare risorse anche attraverso la di taluni servizi. Tutto quello che il Comune può fare da sé risparmiando va messo in campo. Il cantiere comunale sotto questo profilo è strategico, va rafforzato e riorganizzato.


Il minimetrò è una infrastruttura in perdita e molti milioni finiscono qui invece che servire la città differentemente. Come invertire la rotta?
La prima cosa da fare è riorganizzare in maniera efficiente il resto del trasporto pubblico, perché i bus spesso sovradimensionati spesso girano vuoti, mentre ci sono rotture di carico ovvero cambi di bus imposti anche per tragitti brevi. Occorre mettere a valore la  società minimetrò e chi ci lavora, oggi escluso da attività di manutenzione e controllo che potremmo fare internamente ma abbiamo di fatto esternalizzato. Sarebbe un grave errore vendere la quota della società, perdendo così il controllo sulle iniziative di progettazione. Occorre, inserire il Minimetrò in un contesto di mobilità che nel medio periodo deve avere come perno il ferro e il tram-treno. Occorre inoltre aprire un contenzioso nei confronti della Regione Umbria perché cambi i criteri di riparto del fondo trasporti, attualmente svantaggiosi per Perugia: sui nostro mezzi pubblici, viaggiano passeggeri che per almeno il 65% non sono perugini, quindi la regione deve incrementare la contribuzione.

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