Venerdì, 19 Luglio 2024
Politica

Perugia, il pagellone di Margherita Scoccia: strategia, conti pagati, Tsunami Vittoria, la mancata Anatra Zoppa

Margherita avrebbe vinto al primo turno contro qualsiasi avversario proposto in predecenza dal Pd e dal Movimento 5 Stelle. Ma non con lei. Gli errori e la risalita e l'orgoglio nel ballottaggio

Margherita Scoccia (6,5) - La più grande ipocrisia politica, tutta italiana, quando un candidato (a sindaco, alla Regione o nei collegi per Senato e Camera) perde... ed inizia quel rumoreggiare di una parte della ciurma - intenta a scendere dalla nave per nascondere gran parte delle loro colpe - che si può sintetizzare così: "Il candidato non era quello giusto, forse era meglio tizio e caio". A volte si è sbagliato davvero, altre volte no e la sconfitta è arrivata per errori grossolani che riguarda tutta la coalizione o perchè, come spesso accade nello sport, dall'altra parte del campo c'è un'avversaria più forte, più supportata e che rappresenta il nuovo dato che non ha mai governato in precedenza. Quello che è accaduto a Margherita Scoccia rientra in questa seconda ipotesi. Lei aveva tutte le carte in regola richieste dal mercato politico ai tempi nostri: una candidata buona, conoscitrice della macchina comunale, architetto, donna e mamma di due figli, una famiglia di tipo tradizionale. In più iscritta ad un partito che non solo è al Governo ma veleggia intorno al 30 per cento, ovvero Fratelli d'Italia. Non tiene neanche la motivazione contro la Scoccia (dei moderati e centristi professionisti) che sia di destra. Dall'altra parte della barricata non c'era una candidata centrista e moderata, ma una donna orgogliosa di essere di sinistra e immersa come lavoro nel sostegno agli ultimi, ovvero Vittoria Ferdinandi. Due donne, due visioni del mondo nette, nitide e ancorate a valori di destra e a sinistra, con due Perugia solo in parte sovrapponibili.

Margherita avrebbe vinto al primo turno contro qualsiasi avversario proposto in predecenza dal Pd e dal Movimento 5 Stelle. Dai professoroni fino ad arrivare persino ad ex alleati di giunta pronti a trasferirsi al centrosinistra. Ma al turno finale ci è arrivata la Ferdinandi, con la sua macchina da guerra perfetta, con quella voglia di dimostrare che un candidato di sinistra poteva riprendersi Perugia. Ogni giorno che passava si avvertiva che il vento era cambiato e stava cambiando non tanto per colpa di Margherita che continuava a spiegare quello che era stato fatto, il risanamento del bilancio, le grandi opere finanziate e pronte a partire, gli investimenti del Pnrr che avrebbero portato risorse mai viste cosi tante a Perugia. La Scoccia, il suo lavoro lo sapeva fare e confidava nella concretezza. Ma pagava dei conti - uno non previsti e uno invece da tempo immemore detto e ridetto -: il primo, dopo dieci l'amore per Romizi da parte della citta era sceso e gran parte era finalizzato alla sua persona e quindi poco trasmissibile verso terzi. Dieci anni di governo nelle democrazie normali spesso inducono gli elettori a cambiare, per una logica democratica dell'alleanza che in Italia non è molto studiata. Il secondo aspetto: il tanto lavoro fatto come assessore e le sue idee sono rimaste nelle orecchie degli addetti ai lavori, del ceto produttivo, nelle categorie professionali ma non sono riuscite a sfondare a livello popolare.

La comunicazione non è mai stato il forte della Giunta Romizi. Mettici anche troppi appuntamenti tecnici in campagna elettorale piuttosto che la presenza nei supermercati, piazze, vie, tra gli ultimi, aree verdi e luoghi della solidarietà. Questi ultimi sono diventati terreno di conquista della Ferdinandi dove è nato il mito della rinnovatrice, della candidata della speranza e del sogno. Dove gli slogan battono le tante conquiste concrete che la Scoccia ha portato in dote a Perugia e che in parte saranno inaugurate dal centrosinistra in questi 5 anni. Aver poi fatto chiudere la Ferdinandi in Piazza IV Novembre è stato il colpo del sorpasso e quasi del k0 al primo turno.

Aver modellato Margherita in una forma troppo burocratica o troppo brava e buona ragazza (quando lei è invece una professionista e una manager concreta e pronta a fare scelte coraggiose) non ha fatto uscire al grande pubblico il suo profilo penalizzandols nell'elettorato giovane e facendola apparire conservatrice invece che innovatrice. I numeri dicono che al primo turno ha avuto meno voti della coalizione (quasi 1% in meno) ma questo dimostra tutto quello che abbiamo detto e che il candidato - perfetto secondo i parametri della politica di oggi - ha subito oltre che ovviamente ci avrà messo del suo. Se alla Ferdinandi tutto quello che toccava si trasformava in oro, alla Scoccia è mancato anche il fattore Fortuna. Per poco meno di 400 voti la coalizione di centrodestra più civici non ha superato il 50% più 1 dei voti che avrebbe permesso di eleggere subito il consiglio comunale a maggioranza di centrodestra. Un fatto che avrebbe pesato sul ballottaggio: gli indecisi avrebbero a quel punto votato la Ferdinandi sapendo che si sarebbe creata l'ingovernabilità (sindaco di sinistra, maggioranza di destra)? Difficile pensarlo anche se questo è accaduto proprio in Umbria, negli anni 90 con la giunta del sindaco Ciaurro.

L'effetto Anatra Zoppa, come la chiamano i politologi di tutto il mondo, è svanito a pochi metri dal traguardo. Margherita Scoccia ha dimostrato di essere un buon candidato - magari non l'unico dato che anche l'aspirante Eddi Cicchi era di valore, ma anche lei è stata tradita dalla sua lista Progetto Perugia passata dal 15% al 4% in cinque anni perdendo il posto in consiglio comunale e un po' di preferenze - nelle due settimane quando tutto sembrava perduto: ha aggiunto nuovi collaboratori aumentando decisamente la presenza con video e messaggi sui social, è tornata a girare tutti i quartieri e le periferie non solo per stringere le mani ma facendo comizi volanti a braccio, ha messo da parte la lista dei progetti e del buon governo ed ha anche lei tirato fuori due slogan importanti: il primo, "Sarò il sindaco di tutti" "Noi il Governo del sì all'innovazione, loro la coalizione del no". Ha deciso di ballare da sola, fidandosi dei vertici del suo parito e di alcune amiche storiche.

scocciA 10 giorni dal voto i sondaggi di coalizione parlavano di un divario ampio tra la Ferdinandi e la Scoccia (54 a 46), nell'ultima settimana c'è stata la sensazione che l'aria stava leggermente cambiando e il testa a testa sarebbe stato probabile perchè l'affluenza sarebbe stata sopra la media dei ballottaggi (-4% a Perugia). Il finale: in 10 giorni ha recuperato 2 punti perdendo 52 a 48 contro un'avversaria a livello di campagna elettorale predestinata all'impresa. Si merita una sufficienza piena per queste due ultime settimane di ballottaggio. E sia orgogliosa di quel 48 per cento di perugini che hanno scelto lei al primo e al secondo turno. 

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