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Speciale Referendum Costituzionale: comitati per il "Sì" e per il "No" a confronto, Volpi contro Oliviero

consiglio comunale aperto a Perugia sulle ragione del Sì e del No, andato in scena ieri sera, è stato utile per approfondire una riforma costituzionale sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 4 dicembre

Il consiglio comunale aperto a Perugia sulle ragione del Sì e del No, andato in scena ieri sera, è stato utile per approfondire una riforma costituzionale sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 4 dicembre. L'assemblea ha visto per i comitati del Sì il docente universitario Maurizio Volpi mentre per il No è stata la volta del costituzionalista perugino Mauro Volpi, entrambi esperti di diritto e al servizio dell'Università degli Studi.  

OLIVIERO PER IL Sì -  “I momenti in cui si modifica la nostra carta costituzionale -ha detto Oliviero- impongono una riflessione che ci coinvolge tutti, considerando legittime tanto le une che le altre
posizioni. Dobbiamo partire dal presupposto che nessuna costituzione è perfetta e che anche su questa il vero giudizio lo darà l’esperienza storica. Però, se vince il Si ci sarà un cambio di passo.”

Secondo Oliviero, il combinato con la legge elettorale di cui spesso si parla non esiste: il 4 dicembre si va a votare per la riforma costituzionale non per la legge elettorale. Al contrario, tra le tante innovazioni della riforma vi è, a suo avviso, l’attribuzione alla corte costituzionale di una competenza straordinaria di controllo preventivo sulle elezioni, che garantisce la legittimità stessa della procedura elettorale.

Altri elementi a favore del Si sono: il superamento del bicameralismo paritario con un accentuazione del ruolo della camera dei deputati, che rappresenta gli interessi dell’intera nazione, da un lato, e il senato che rappresenta gli interessi delle istituzioni territoriali, dall’altro; la ridefinizione del rapporto tra centro e periferia, con un raccordo tra stato e regioni, e l’introduzione di strumenti di partecipazione e di garanzia. 

Sul secondo punto, il rapporto Stato Regioni, Oliviero ha sottolineato come la riforma del 2001 non ha funzionato. Adesso a sua avviso, lo stato si riappropria di alcuni argomenti fondamentali, come la sanità, materie strategiche che tornano in capo allo stato, rimuovendo difformità e disuguaglianze con una visione unitaria della loro gestione. “Se vince il Si -ha concluso Oliviero- avremo un paese più veloce.”

VOLPI PER IL NO -  Per il Professor Volpi, invece, molte sono le buone ragioni per votare No. Innanzitutto perché questa riforma è stata presentata come un atto di indirizzo politico del governo e questo rappresenta un grave errore perché politicizza la costituzione trasformandola in una qualsiasi legge politica e non nella “casa degli italiani”, finendo per legittimare qualsiasi maggioranza politica a farsi la propria costituzione. In secondo luogo perché è scritta male, è incomprensibile. In terzo luogo, gran parte della propaganda del Si insiste sul risparmio che si otterrebbe diminuendo i parlamentari, con affermazioni che il Prof. Volpi ha definito il “punto più basso del populismo qualunquistico”, dal momento che tale risparmio ammonterebbe a 58 milioni di euro, ovvero meno di un euro per ogni cittadino italiano.

Secondo Volpi molti sono i dubbi sulla rappresentatività del Senato, sul ruolo dei Sindaci all’interno dello consesso che dovrebbe rappresentare le autonomia locali. “Finirà -ha detto- che ci sarà una spartizione politica che farà venire meno la partecipazione e la rappresentanza elettiva.”Inoltre aumenteranno anche le conflittualità con allungamento dei tempi e aumento dei costi, contrariamente alla semplificazione che si vorrebbe ottenere Critico è stato anche nei confronti della legge elettorale che dà la maggioranza alla minoranza, così come nei confronti degli istituti di democrazia diretta proposti dalla riforma, che ha definito una colossale presa in giro

“La vittoria del No non sarebbe affatto una catastrofe -ha concluso Volpi- ma a chi dice che questa riforma è meglio del niente, dico che la costituzione esistente non è il niente e che con questa riforma la situazione viene peggiorata anziché migliorata, quando si sarebbero potuto avere modifiche dell’esistente sostenute da una larga maggioranza e dal consenso popolare”.

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