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INCHIESTA SHOCK Perugia capitale italiana degli sprechi: ecco dove si spende troppo

Perugia pare che sia riuscita nel 2010 a spendere un 31% in più rispetto al fabbisogno standard. Dai trasporti pubblici all'ambiente la

Mentre c’è chi pensa a strategie e campagne elettorali, c’è chi, invece, deve fare i conti con l’ennesimo record negativo che non ha niente a che fare con il virtuosismo e la meritocrazia. Basta aprire il Corriere della Sera di oggi, 4 ottobre, per sobbalzare dalla sedia e rendersi conto che Perugia non è poi tanto virtuosa come si sperava. 

A dirlo sono i dati raccolti da Sose, una società per l’89%  del Tesoro e per l’11% della Banca d’Italia, fondata nel 2010  e con il preciso intento di fornire uno strumento e un linguaggio, il più possibile adatto alla comprensione di tutte le fasi del Progetto Fabbisogni Standard e del Progetto Ricognizione. Per comprendere, infatti, le cifre che seguiranno dobbiamo fare un passo indietro. Ben 32 anni fa Lucio Libertini (Pci) propose di fissare dei costi standard: trentadue in tutto. Il mondo politico si mobilitò e da destra a sinistra si lavorò uniti, uno dei pochi casi italiani, affinché il progetto potesse essere realizzato.

Si arriva così al 2010. Anno della fondazione della Sose e della raccolta a tappeto di cifre e numeri da mettere in schemi e tabelle al fine di rispondere a un’unica e cruciale domanda: ma quanto spendono i Comuni?

Domanda che per il capoluogo umbro sarebbe stato molto meglio non porre, dato che secondo i dati pubblicati dal Corriere della Sera, Perugia pare che sia riuscita nel 2010 a spendere un 31% in più rispetto al fabbisogno standard, autoproclamandosi così capoluogo peggiore d’Italia. Numeri che fanno riflettere, dato che capoluoghi di regione come quelli di Calabria, Campania, Puglia e Lombardia sono di gran lunga più parsimoniose del nostro. Insomma basta guardare il grafico per comprendere che in realtà le scelte di chi all’epoca governava Palazzo dei Priori sono state diverse rispetto a quelle di altre città.

Ed è così che il Corsera, mettendo a confronto Perugia e Lamezia Terme, fa venire le lacrime agli occhi, ma non per la gioia. Il capoluogo umbro ha infatti preferito investire cifre esorbitanti sul fronte dell’ambiente (36, 2 milioni contro i 6,2 stimati come fabbisogno standard), dello smaltimento dei rifiuti (31, 7 milioni contro i 22,5) e dei trasporti pubblici (25,3 milioni contro i 4). Non c’è poi da rimanere sconcertati se la nuova Amministrazione, appena fatto il suo ingresso a Palazzo dei Priori, ha deciso di mettere in piedi una commissione sulla revisione della spesa pubblica. 

Questi sono comunque i primi numeri che trapelano, tra un mese tutto sarà messo nero su bianco e c’è già chi, in vista delle regionali, trema. Il virtuosismo locale potrebbe, infatti, vacillare di fronte ai dati raccolti da Sose (con l’aiuto dell’Ifel) su burocrazia interna, territorio e viabilità, polizia locale, ambiente e rifiuti, e infine politiche sociali. Ma potete già prepararvi al putiferio che ne verrà fuori, soprattutto se il Governo decidesse di premiare le Amministrazioni sulla base delle cifre. A quel punto cosa ne sarà della piccola ma spendacciona Perugia? 

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