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Congresso Pd, rebus segretario regionale: Verini c'è, "ma solo per dare una mano"

Il parlamentare dell'Alto Tevere: "Non sono schiacciato dalle logiche delle correnti, me l'hanno chiesto in tanti"

Nella “grande confusione sotto al cielo” (sì, la citazione è voluta) del Partito Democratico dell'Umbria la situazione è tutt'altro che eccellente. Perché nel 2019 ci sarà una seconda tornata elettorale (e a Perugia nel Pd non stanno a scambiarsi fiori), perché nel 2020 toccherà alle regionali e perché le sportellate elettorali rimediate dal 4 marzo in poi hanno lasciato lividi e lacerazioni da prognosi riservata.

In più, come se tutto questo non fosse abbastanza, in via Bonazzi hanno un'altra questione da risolvere: la segreteria regionale, lasciata da Giacomo Leonelli all'indomani del ko politico. E quindi? Walter Verini si siede dietro al tavolone della sede regionale del Pd per sottolineare che “non mi candido a niente, ma sono disponibile a dare una mano al Partito Democratico”. E “gli attacchi sono andati a vuoto, perché io sono per il noi, non per l'io. L'ipertrofia dell'ego ha fatto danni del Partito Democratico, a livello nazionale come in quello locale”.

In sintesi, spiega Verini, “ho risposto all'appello di tanti sindaci, dirigenti di ogni fede dentro al Pd, parlamentari, esponenti dei sindacati e della società civile che mi chiedevano di dare una mano”. Perché il parlamentare dell'Alto Tevere, nominato di recente responsabile Giustizia del Pd? “Mi hanno detto che serve una figura capace di mettere fine alle lotte interne e di mettere insieme un gruppo dirigente”. Quindi, “che creda nel Pd che h visto nascere, che non sia schiacciata dalle logiche e dalle pressioni delle correnti, di esperienza ed equilibrio”.

Oggi pomeriggio è fissata la dirigenza, ma la via è ancora lunga. L'assemblea regionale non si riunisce da anni e - ironia della sorte politica – il presidente che dovrebbe convocarla è passato a Leu, insieme a più di 50 componenti.


Grande confusione. Ma c'è un ma. Perché Verini, nonostante il “non sono candidato a nulla”, due paletti li pianta giù lo stesso: “Chi ricopre il ruolo di segretario regionale del Partito Democratico non deve candidarsi alle Regionali 2020. Deve essere l'arbitro, il garante, non il giocatore”. E già che c'è, Verini rifila una bordata a chi “pensa alle preferenze e poi arrivano pochi voti. Il Pd deve pensare ai voti, a fare un lungo bagno di realtà e di società civile. Quello che conta è il futuro del partito, non i destini personali di alcuni”. Perché, spiega serafico e senza scomporsi, “si può litigare sulle idee e sui problemi reali da affrontare, ma non sulle cariche e le candidature. Liberi di farlo, ma fuori dal Pd. Il partito, se non vogliamo farlo morire, non ha bisogno di questo clima”. Chiaro?

Ma il Verini segretario non è il sentiero di tutti. Di sicuro, non quello di Marco Vinicio Guasticchi, che ha ribadito la sua candidatura al congresso (quando si farà, se si farà) e anche l'intenzione di correre alle Regionali 2020.

Come dire: tutto a posto e niente in ordine.

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