Politica

Partito Democratico dell'Umbria, lettera-appello di Bori: "Facciamo vincere l’intelligenza collettiva"

Il neo segretario regionale: "Pd spazio di tutti, non luogo di pochi"

Una lettera-appello per ricucire le ferite del congresso. Il segretario regionale del Partito Democratico dell'Umbria, Tommaso Bori, scrive ai dem, agli ex candidati al congresso  - cioè Massimiliano Presciutti, Francesco De Rebotti e Alessandro Torrini - e a chi era nelle liste 'elettorali' per "fare del Pd lo spazio di tutti, non un luogo di pochi". Insieme all'appello c'è anche l'invito all'assemblea regionale di domenica 13 giugno. 

Per il segretario il Pd deve essere "uno spazio aperto e plurale, in cui “una collettività vitale al suo interno e proiettata verso l’esterno si riconosca nel confronto e nella partecipazione" e bisogna "inaugurare insieme una stagione nuova, fatta di dialogo e di impegno comune". 

Perché, aggiunge nella lettera ai candidati, "il cielo è di tutti gli occhi, di ogni occhio è il cielo intero’: il cielo è di tutti, così come lo è il suolo che calpestiamo ogni giorno e i luoghi, fisici e simbolici, che siamo chiamati ad occupare e di cui dobbiamo prenderci cura. Il Partito Democratico è e deve tornare ad essere ciò che in questi anni non è stato, il luogo di incontro, sintesi, partecipazione ed espressione politica". E ancora: "Dopo questo congresso – scrive Bori - è sempre più ferma la convinzione che il metodo partecipativo paghi, nei modi e nei contenuti. L'obiettivo è quello di fare vincere l’intelligenza collettiva, il confronto e la pluralità delle posizioni e dei valori, partendo dall’assunto comune, e condiviso, che non esiste confronto senza volontà, e che la sintesi è raggiungibile solo impiegando tutte le energie e le proposte che solo una realtà ben strutturata e coesa può raccogliere e consolidare".

Per Bori "la necessità di dialogo al nostro interno si lega ad altre interazioni positive che dovranno essere sviluppate, come quelle tra centro e periferia, tra corpi sociali, di rappresentanza e intermedi e, non ultimo, tra i cittadini, soprattutto tra coloro che avvertono una distanza sempre maggiore della politica e, in maniera particolare, del nostro partito, dalla sfera della loro quotidianità, dai loro interessi, da ciò che ritengono importante e vitale per la loro esistenza e per la loro soddisfazione e realizzazione".

Il segretario del Partito Democratico dell'Umbria rileva nella missiva che "il disamore e il disincanto che si sono sviluppati in questi anni, hanno portato molti a considerare la politica come appannaggio di un ristretto gruppo di professionisti da cui non si sentono più rappresentati, luogo di dinamiche di notabilato inamovibile. L’ondata dell’antipolitica, la tentazione di chiudere la partecipazione, di non credere più che ci siano strade percorribili per far sentire la propria voce, per mediare con le richieste altrui e rendere possibile la cooperazione, è un tema che ci riguarda in prima persona e che siamo chiamati ad affrontare e risolvere". Detto in altro modo, con le parole del segretario nazionale, "dobbiamo tornare in mezzo alle persone, perché un Partito è definibile veramente come tale solo se capace di sviluppare una collettività vitale al suo interno e proiettata al suo esterno. Prendendo in prestito le parole del Segretario Letta: “Non si vincono le elezioni con una ottima squadra di comunicatori o agenzie di comunicazione, ma se ci sono centomila persone in campo”. Dobbiamo quindi aprire e mettere al centro i temi del lavoro, dei diritti sociali e civili, della sostenibilità e dell’ambiente. La lotta alla diseguaglianza comincia da qui, dalle diseguaglianze sui territori, di genere e nelle opportunità di partenza".

L’assemblea regionale di domenica, chiude Bori, "sarà un primo fondamentale passaggio per voltare pagina e capire come portare avanti un pensiero comun” e proprio per questo sono stati invitati a partecipare tutti coloro che si erano candidati al congresso. Un invito che negli intenti vuole rappresentare la piena volontà di praticare un percorso comune verso un Pd progressista nei valori, riformista nel metodo e radicale nei comportamenti e nei contenuti".

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