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IL BLOG DI FRANCO PARLAVECCHIO Una tragedia sociale...non è l'eliminazione dal mondiale? Ma continuare a pagare questi viziati milionari...

C’è una cosa ancora più deludente della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, la gestione post “tragedia” sportiva.  Vogliamo parlare delle lacrime di Buffon? Asciutte come le sue parole. Secondo Buffon, non qualificarsi ai mondiali significa “un fallimento sociale”.  Qui non si mette in discussione la bravura sportiva di un portiere ma per favore caro Gigi, cerca di rimanere nel tuo dorato recinto e parla solo di pallone, perché ogni volta che hai espresso altre opinioni, sei stato imbarazzante.

Secondo me il vero fallimento sociale è pagare uno stipendio milionario ad uno che raccoglie i palloni in una porta.  E’ vero, ci siamo rimasti male ma se ci pensiamo bene la non qualificazione ai Mondiali è un po’ lo specchio attuale dell’Italia.  Il Bel Paese non ha scommesso sui nostri giovani, come in tutti i settori lavorativi, neanche nel calcio. Si vede bene la differenza con la Francia che qualche anno fa, nel 2009, durante lo spareggio con l’Irlanda, fu regalato di tutto pur di farle passare il turno.

Ma l’Italia non conta, non pesa abbastanza, e forse è meglio non aver usufruito di favori arbitrali che avrebbero solo annacquato problemi nostrani che sono strutturali.
Il Presidente della Federazione Carlo Tavecchio, incollato alla poltrona come le gaffe alla sua bocca, non ha in nessun modo garantito una vera salvaguardia del vivaio, non investendo sulle nuove promesse. Eppure rimane al suo posto, garantito da uno statuto che non potrà garantire il rinnovamento.

E per favore non buttiamo la croce solo sull’allenatore Ventura, ottuso nel suo gioco noioso, perché in fin dei conti alcuni dei pochi talenti o semi tali della nostra Nazionale li ha lanciati proprio lui, come nel caso del Gallo Belotti o dello strapagato Zappacosta dal Chelsea.

E pensare che un giorno avevamo dei signori del calcio. Vi ricordate di un certo Sergio Vatta? Quello che scoprì Bobo Vieri, Lentini, Fuser… Ho avuto la fortuna di conoscerlo, un vero maestro del calcio.  Lui insegnava la cultura dello sport, quella che non vediamo negli stadi italiani, anche delle categorie inferiori.   Ora ne vedo pochi di questi personaggi.
 
Guardiamoci intorno; abbiamo l’esempio della Germania, una non casuale fonte di talenti.   Su di loro si è investito e si continua farlo grazie allo sviluppo di accademie giovanili, veri centri di sviluppo e formazione di talenti. Un obbligo per tutte le squadre della Bundesliga, con controlli molto rigorosi. Così difficile? Facciamo diventare questo buio improvviso, una luce per scommettere sul futuro del nostro sport, evitando che venga strumentalizzato come arma di distrazione di massa.   Ora non abbiamo più il tempo per distrarci.

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