L'osservatorio di Marco Regni - Covid: l’Umbria, la realtà, la percezione della realtà e l’orientamento delle persone

Marco Regni è un esperto della comunicazione (politica) in particolare. Per molti anni ha frequentato Camera e Senato lavorando al fianco di importanti politici e gruppi parlamentari. A lui abbiamo chiesto di fare delle analisi e degli interventi sull'Umbria, sul covid e sui postumi dell'incredibile valutazione del Governo che ha equiparato (ed equipara ancora visto che non ci sono state correzioni) l'Umbria alla Lombardia in fatto di rischio di contagio. Buona Lettura.

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di Marco Regni 
Non è la realtà a influenzare le nostre scelte, le nostre opinioni, le nostre azioni, ma la percezione della stessa. Un esempio del fenomeno? Il dato sulla percezione degli immigrati extra UE in Italia. La realtà del dato (agosto 2018) è del 7% rispetto alla popolazione italiana. Il dato percepito (sondaggio Istituto Cattaneo agosto 2018, ma se ne potrebbero citare moltissimi svolti in questi anni fra cui Ipsos) è pari a 4 volte il dato reale.

Gli Italiani in Unione Europea sono il popolo con l’errore di percezionepiù alto tra tutti i paesi (+17,4). Ovviamente questa percezione determina poi anche dei comportamenti elettorali conseguenti, ma non voglio svolgere questo ragionamento in questa sede in quanto sarebbe molto articolato e dovremmo riflettere sulla capacità (o meno) di cambiare frame e paradigma da parte delle formazioni politiche di centro sinistra, che invece spesso rimangono all’interno dello stesso schema del ragionamento da un altro punto di vista, ma non riescono ad incidere in termini di consenso reale, rendendo perciò più appetibile elettoralmente la risposta sovranista.

Ho usato questo esempio, della forza della percezione, per provare a far comprendere i danni di una comunicazione basata su un report scientifico, che in quanto tale dovrebbe essere asettico. Sui social in Umbria in questi giorni tiene banco il dibattito sul grave danno (concordo) inferto dalla diffusione mediatica dello studio Iss che mette nel mirino di osservazione l’Umbria al pari della Lombardia. E’ evidente che si tratta di un accostamento ridicolo e grave dal punto di vista del danno economico che si determinerebbe qualora questa percezione dovesse continuare nel medio periodo.

Ho letto che alcuni provano a difendere la diffusione del report con l’argomento che se si legge tutto il documento si potrebbe comprendere come il famigerato RT sia solo uno dei molteplici dati presi in considerazione e che invece in tutti gli altri parametri - come ovvio che sia – siamo la Regione che sta meglio affrontando il Covid19.

Non entro nel merito del perché l’Umbria sia una isola felice, certamente va dato il giusto tributo alla straordinaria risposta del sistema sanitario pubblico. Sul resto delle motivazioni ci soffermeremo in altro intervento. Rimane però il fatto che ciò che conta – come per il fenomeno immigrati – non è la lettura totale del report, ma la realtà percepita che i titoli dello stesso ci restituiscono. Non so se a voi sia capitato quello che è successo a me nel periodo dell’esplosione della pandemia e nei giorni seguenti.

Diversi amici di altre regioni italiane soprattutto del Lazio vedendo che in tutti gli studi l’Umbria aveva i migliori dati d’Italia mi chiedevano informazioni su resort, alberghi, strutture ricettive perché erano alla ricerca, appena sarebbe stato loro possibile, di un luogo per trascorrere vacanze brevi o alcuni weekend in tranquillità e sicurezza.

Dopo qualche ora dalla diffusione dei titoli dei media mainstream per non parlare delle slide diffuse da alcune reti con la cartina d’Italia in cui Lombardia Umbria e Molise erano evidenziate in rosso come regioni sotto osservazione, mi hanno scritto e chiamato impauriti chiedendomi spiegazioni. Il comportamento di questi amici e dei potenziali turisti italiani e stranieri non sarà definito dalla realtà della lettura di tutte le pagine del report Iss o dalla nota di rettifica dell’Istituto Superiore di Sanità diffusa il giorno successivo.

Rimarrà ancora per qualche tempo a livello inconscio (speriamo per il minor tempo possibile) la percezione di quei titoli deleteri dei giornali e delle cronache dei telegiornali. In questo quadro la comunicazione promozionale della nostra regione sulle principali reti televisive nazionali ha colto un timing perfetto.

Occorre subito dare l’immagine di regione bella e sicura e pronta ad accogliere fin dal prossimo 3 giugno i tanti turisti che cercheranno relax in luoghi non affollati, sicuri, rilassanti. Un turismo esperenziale fatto di natura, cibo, benessere e tranquillità. Non a caso diversi media internazionali definivano in questi giorni l’Umbria meta ideale per il turismo.

La risposta offerta data dagli spot in onda sulle TV è certamente positiva. Per alcuni il montaggio video, le sequenze, i piani di ripresa richiamano un po' troppo gli anni ‘80 così come l’ormai classico #Umbriacuoreverde d’Italia.

Sono considerazioni ragionevoli, c’è da dire però che realizzare in poco tempo, una campagna per promuovere la regione e aiutare il settore turistico era comunque difficile e aver puntato su un claim molto forte e consolidato per quanto datato può essere considerata quindi una scelta comunicativamente corretta. Al vecchio claim si è aggiunto il payoff molto corretto per questa fase: “bella e sicura”.

Il target turistico della nostra regione – che evidentemente non può essere quello giovanile alla ricerca della movida sulla spiaggia – è un target certamente molto attento alla percezione della sicurezza e alla paura del contagio.

In questo senso trova ragione aver puntato molto in termini di investimento economico sui passaggi sulle principali reti generaliste Rai, mediaset, La7 investendo quasi 500 mila euro per questi diversi spot nel periodo 17 – 30 maggio. Occorreva un investimento forte e veloce, perché nella comunicazione, come in molti altri campi essere il primo già segna un vantaggio competitivo sugli altri cocorrenti.

A questa campagna sarebbe importante se si affiancasse fin dai prossimi giorni anche quella delle aziende tramite promozioni ben targettizate sui social puntando soprattutto sulle regioni limitrofe e su un target di età – soprattutto in questa prima fase2 - medio/alto (buona capacità di spesa e interesse per esperienze di relax in borghi e tranquillità).

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Ci sarebbe ancora un’ultima azione che si potrebbe attivare nel brevissimo periodo e che spetta a tutti noi umbri: diventare noi stessi i primi testimonial della nostra regione, con un contest di immagini e slogan positivi, su instagram e facebook per richiamare l’attenzione dei nostri contatti fuori regione e destare la curiosità di trascorrere qualche giorno – insieme a noi, in tutta sicurezza - nella nostra bella Umbria. Pensiamoci!

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