Mascherine e Covid, le farmacie pubbliche e private ammettono: "Disorientati dal Commissario Arcuri, ma situazione sotto controllo"

Il presidente di Federfarma Umbria, Augusto Luciani, e il presidente di A.S.SO.FARM Umbria, Virgilio Puletti, in audizione in Terza Commissione a Palazzo Cesaroni

Non sono stati gravi, ma anche le formacie umbre, pubbliche e private, hanno avuto qualche difficoltà per reperire e mettere in commercio le mascherine per la popolazione. E ancora una volta sul banco degli imputati (per i ritardi e disagi, seppur limitati nel tempo) c'è  il commissario Arcuri e la sua ordinanza non concertata per dispositivi a 50 centesimi. Lo hanno ribadito ancora una volta il presidente di Federfarma Umbria, Augusto Luciani, e il presidente di A.S.SO.FARM Umbria, Virgilio Puletti, nel corso dell'audizione in Terza Commissione a Palazzo Cesaroni a riguardo disponibilità e reperibilità delle mascherine protettive nelle farmacie della regione. Nelle prima fase dell'emergenza le farmacie si erano organizzate con fornitori locali per disporre di un numero sufficiente di mascherine chirurgiche per la comunità e, grazie al lavoro svolto dalla struttura Farmacentro, la disponibilità di tali dispositivi è stata adeguata.

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I problemi sono iniziati a fine aprile: "Le aziende sono rimaste spiazzate - hanno detto - hanno sottolineato, solo dall’ordinanza specifica del commissario Arcuri, poi modificata, che “non teneva conto delle necessità e dei problemi di distribuzione con il nuovo aggiornamento del regolamento iniziale, che ha messo in difficoltà le farmacie pubbliche fino a circa dieci giorni fa”. I rappresentanti dei farmacisti hanno anche voluto sottolineare il comportamento esemplare della popolazione umbra, che ha avuto un ruolo determinante nel contenimento della pandemia attraverso l’impegno nel seguire le prescrizioni e i comportamenti da mettere in atto.

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