Regione in crisi, la Marini dà l'ultimatum: "Se non c'è accordo per l'Umbria, tutti a casa"

La Marini parla in consiglio regionale: non torna indietro sulle nomine e chiede a Barberini di rientrare. Ma ammette: "Se la rotta non è dedicare tempo e attenzione a risolvere i problemi dell'Umbria allora non ci sono più le ragioni di portare avanti questo cammino".

Cruda, vera e politicamente chiara. La Presidente della Giunta Regionale dell'Umbria, Catiuscia Marini, ha parlato delle nomine sulla sanità che hanno provocato una frattura politica mai vista in Umbria, mai vista dentro il centrosinistra ad un passo dal collasso. Le parole della Presidente sono, come detto chiare, dure e crude: "Auspico il rientro del consigliere Luca Barberini nel ruolo di assessore alla Sanità e attendo la conclusione del dibattito d'Aula per comunicare le mie decisioni. Se la rotta non è dedicare tempo e attenzione a risolvere i problemi dell'Umbria allora non ci sono più le ragioni di portare avanti questo cammino".

Un ultimatum orgoglioso, mai disperato e che la ragione (politica) sembra indicare una soluzione possibile a breve. E chiama in causa tutti i componenti della maggioranza per decidere una volta per tutte a fare un passo in avanti e tornare a governare l'Umbria: "A questa frattura solo la buona politica può dare risposte, seguendo un percorso coerente con il patto di legislatura e le azioni di cambiamento e innovazione che l'azione di governo impone ogni giorno". La Marini chiede a Barberini di rientrare in Giunta ma ribadisce la bantà e soprattutto l'onesta delle nomine per sanità e per i vertici della macchina regionale: "Abbiamo applicato la legge regionale richiedendo merito e competenza professionale, curriculum ed esperienze specifiche, dato che non è detto che un manager di una azienda aeronautica sia idoneo a gestire una azienda sanitaria regionale".

E ancora (secondo) ultimatum: "Se la rotta non sarà più il programma di governo, se la rotta non è dedicare il tempo e l’attenzione a risolvere i problemi dell’Umbria, allora il tema non sono i numeri. È che non ci sono più le compatibilità e le ragioni per le quali invece questo cammino deve proseguire e andare avanti”. Lei stessa aveva detto che, senza programma condiviso, avrebbe lasciato con tanto di comunicazione immediata agli umbri. Non manca anche un colpo di sciabola: "L'assessore Luca Barberini non ha condiviso con noi questo 'ultimo miglio' di un percorso di cui ha fatto parte fino agli ultimi mesi. Dopo aver visto in modo dettagliato questi nomi sono orgogliosa che i direttori di queste aziende possano rappresentare una parte alta del sistema sanitario regionale e nazionale. La politica si è bloccata nell'individuazione dei nomi o dei punti programmatici? Non certo nei punti programmatici".

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La Presidente dice basta alle guerre politiche sui social (da dove è partita la grave crisi politica del Pd e della Regione): "Dobbiamo predisporre una agenda politica molto forte basata su sviluppo economico e ambiente per portare avanti una sfida riformatrice e di innovazione che va guidata con l'energia di una politica capace di analisi e di confronto. Servono sperimentazione, elaborazione, nuove patti sociali. Un lavoro lungo e faticoso che va oltre i tweet e i titoli di Facebook. L'Assemblea legislativa, luogo istituzionale pure centrale, non è 'l'arena' dove inizia e finisce tutto. Il processo innovatore può avere successo se usciamo da questo ambito. Fuori di qui ci sono sfide culturali, ambientali, economiche e occupazionali che dobbiamo affrontare. Valutando le proposte delle multinazionali, di Nestlé, di Novamont, di Beaulieu e di Ast". 

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