Regionali 2015, approvata la legge elettorale: ecco cosa cambia per gli elettori (e politici)

L'Assemblea di Palazzo Cesaroni ha approvato la nuova legge elettorale con 19 voti favorevoli con la quale gli umbri andranno al volo a maggio. Ecco tutte le novità. Per Scelta Civica è incostituzionale

Il consiglio regionale dell'Umbria ha approvato, dopo due giorni di discussioni, la nuova legge elettorale con 19 voti favorevoli (Pd, Psi, Lignani Marchesani–FdI, Monni-Ncd, Modena-FI) e 11 contrari (FI, FDI, UDC, Cirignoni-Misto, Mantovani-Ncd, Stufara-Prc, Goracci-Cu, Brutti-Idv). Ben tre componenti dell'opposizione hanno appoggiato la proposta del centrosinistra. 

LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE Abolizione del listino; turno unico (vince il candidato che ottiene il risultato migliore), collegio unico regionale; doppia preferenza di genere; la coalizione vincente ottiene fino a un massimo di 12 seggi (più il presidente) e i restanti 8 vanno alla minoranza; la lista che ottiene il migliore risultato, tra quelle che appoggiano il presidente eletto, può ottenere fino a un massimo di 10 seggi, i restanti 2 vanno alle liste che ottengono il risultato migliore tra quelle che superano il 2,5 per cento; al candidato presidente “miglior perdente” spetta di diritto un seggio e le liste che lo sostengono rientrano comunque nel riparto degli altri 7 seggi, se hanno superato il 2,5 percento; il numero delle firme per la presentazione delle liste è fissato tra un minimo di 500 e un massimo di 1000. La legge fissa anche una quota massima di spesa elettorale: 100mila euro per i candidati presidenti e 25mila per i candidati consiglieri.

SCELTA CIVICA PROTESTA - “La legge elettorale approvata è manifestamente incostituzionale ed è incredibile che, per la fretta di voler chiudere la partita, il consiglio regionale sia andato avanti comunque e nonostante da più parti, ad iniziare da noi da Scelta Civica, ne fosse stata sollevata l’illegittimità”. A rilevarlo sono la deputata Adriana Galgano e il coordinatore regionale Michele Ricciardi che tornano a ribadire come la Corte Costituzionale abbia già segnalato la non congruità del premio di maggioranza assegnato senza prevedere alcuna soglia di voti raccolti. “La Consulta, nel 2014, ha precisato che – spiegano i due – il premio di maggioranza così concepito può produrre un’oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica perché non impone il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista. Si potrebbe verificare, quindi, il paradosso per cui con il 25% delle preferenze si ottiene la maggioranza degli scranni”.

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