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Due Tar danno ragione ai massofisioterapisti, Camicia: "Schiaffoni alla politica"

I tribunali amministrativi di Lazio e Umbria hanno sospeso gli effetti di una legge statale e di una delibera regionale. Il sindacalista: "La Giunta voleva chiudere i corsi Mft del 'Fermi', un'eccellenza dell'Umbria"

Massofisioterapisti e ricorsi al Tar… se due sospensive vi sembran poche. “Schiaffoni alla politica”, sostiene Carmine Camicia, responsabile del sindacato Confsal Fesica MFT. La battaglia va avanti a forza di ricorsi, in attesa di una sentenza che sblocchi la situazione e consenta a tanti giovani diplomati in Massofisioterapia di operare in tranquillità. “Come è nostro diritto”, dicono i ricorrenti. “Mentre il governo giallo-verde (con al ministero l’attuale assessore alla sanità dell’Umbria), con la legge 145/018 voleva cancellare la figura del Massofisioterapista, il Tar del Lazio su mio ricorso - spiega ancora Camicia - ha sospeso gli effetti della legge sino al 13/10/2020”. 

C’è anche una seconda pronuncia, vero?
“Ma il contenzioso non finisce qui. Se è vero che il Tar dell’Umbria, su istanza dell’Istituto Fermi di Perugia, sospende a sua volta gli effetti di una delibera della Giunta Regionale dell’Umbria”.

Quale il contenuto della delibera?
“Prevedeva che l’Istituto dovesse chiudere i corsi di 'Mft' (masso fisioterapisti), rinviando il merito della discussione al 2021”. 

Insomma, l’attività formativa di quella scuola, nelle attuali condizioni, può proseguire?
“Esattamente. Questo significa che l’Istituto Enrico Fermi a settembre potrà iniziare i nuovi corsi per 'Mft'. Mentre una legge dello Stato, la 145/018, ha cercato di abrogare l’art. 1 della legge 403/71, con disposizioni che autorizzavano la formazione dei Mft” . 

Quale la conclusione?
“Insomma, dopo che il Tar del Lazio ha schiaffeggiato il Ministero della salute, il Tar dell’Umbria schiaffeggia la Regione”.

In che senso? Quale l’errore della politica regionale?
“La Regione non si è schierata con le migliaia di ragazzi che si sono formati in Umbria. E non ha tutelato una scuola professionale, appunto della nostra Umbria, considerata un’eccellenza a livello nazionale”.

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