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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | Elezioni del 25 settembre, una giostra invereconda tra candidature e polemiche


Altro che campagna elettorale con confronto di programmi e di candidati. Con una legge elettorale pessima ci si è ridotti ad uno squallido mercanteggiamento di candidature. Facciamo il punto. La legge elettorale con la quale il 25 settembre andremo a votare, soprannominata “Rosatellum” da chi la propose e che ha sostituito il “Porcellum” definizioni tutto dire, prevede per Camera e Senato che un terzo dei parlamentari venga eletto in collegi maggioritari e i due terzi in liste proporzionali.

Siccome non è prevista la preferenza, gli eletti nel proporzionale saranno in base all’ordine di lista mentre nel maggioritario vince chi prende un voto in più. Ma la chicca è rappresentata dalla impossibilità del voto disgiunto ovvero chi voterà nel proporzionale per la lista X, automaticamente anche senza apporre alcuna altra croce, vedrà il suo voto attribuito al candidato nel collegio maggioritario espressione della stessa coalizione.

Da questo meccanismo deriva che gli eletti non saranno scelti dai cittadini ma dai capi bastone, leggasi leader, quando nel compilare le liste definiranno l’ordine delle candidature nel proporzionale e anche nell’inserire i propri candidati nei collegi uninominali sicuri per la coalizione. Per dirla tutta, il momento della scelta dei nuovi parlamentari non sarà il 25 settembre, giorno delle elezioni, ma quando si inseriranno nelle liste i candidati, scegliendo praticamente chi risulterà eletto e chi sarà invece “comprimario”.

I capi bastone, leggasi leader, scelgono di blindarsi in luoghi inaccessibili, staccano i telefoni e le comunicazioni per sfuggire agli ansiosi candidati in pectore che vorrebbero tanto essere posizionati nelle liste in modo favorevole e dunque eleggibili. In tutto questo i cittadini elettori non sono minimamente interpellati e a dire la verità manifestano un crescente disinteresse che comporterà, non c’è da illudersi, un crescente astensionismo, una mancanza di rappresentatività degli eletti oltre che di autorevolezza.

Ma quali sono le regole che i capi bastone, leggasi leader, prevalentemente seguono per scegliere i candidati, pardon, i nuovi parlamentari? I meriti possono essere diversi ma in questi giorni ne abbiamo visti vari. I vincoli di parentela non vanno mai trascurati soprattutto se sono di tipo sentimentale, quelli amicali, dicono anche di natura economica, ma non ne ho personale contezza, di certo tra le più determinanti referenze non ci sono capacità politiche, titoli accademici, rappresentatività professionale e sociale.

Quest’anno la scelta dei candidati, anzi, degli eletti è ancora più cruenta del solito: il taglio draconiano dei parlamentari, lungi dal moralizzare la politica, e poi chissà perché il taglio della rappresentanza e delle voci dei cittadini in parlamento avrebbe dovuto offrire una spinta moralizzatrice, ha ristretto i candidati, alias eletti, in una falange a disposizione dei capi bastone, leggasi leader. Un esercizio non particolarmente affine a quello della democrazia. Ecco dunque servita non solo la baraonda di oggi ma soprattutto la decadenza della politica e ahimè della
autorevole rappresentatività del parlamento.

Il giorno dopo le elezioni, chiunque abbia vinto, assisteremo al solito pianto da coccodrillo per il numero degli astensionisti che andranno a rimpinguare le fila del “partito” più grande che dall’alto delle sue preoccupanti percentuali guarderà dall’alto tanti partiti pigmei che rivendicheranno una vittoria che avrà tanto il sapore di una sconfitta collettiva. E così si andrà avanti.

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