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L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | Ci sarà il partito di Draghi ma senza Draghi. Obiettivo: un governo dal 2023 più fedele al leader

Draghi non ha vito. Perché al di là di quanto si è detto e scritto, la sua ambizione era quella di salire al Quirinale. D’altra parte non si è mai visto un politico, sia pure anche pro tempore come super Mario, non ambire per coronare la propria carriera alla massima carica Istituzionale, con l’ascesa al Colle. Draghi ha sofferto una strana ed inedita congiunzione astrale. Presidente del Consiglio, da tutti e non solo a livello nazionale, riconosciuto bravissimo e per questo al momento insostituibile. Gli è capitato come al più bravo della classe che non viene eletto capoclasse altrimenti non potrebbe più suggerire la lezione ai compagni. Dunque Draghi continuerà a svolgere il suo compito da Palazzo Chigi ma avrà difronte un tempo assai più ristretto: non sette anni come Mattarella ma solo un anno e se andrà tutto bene, se i partititi glielo permetteranno.

Una soluzione riduttiva per Draghi che d’altra parte non è di sicuro un emulo di Cincinnato e certamente non disposto a ritirarsi a Città della Pieve. Dunque si avvicina l’ora delle decisioni anche per Draghi. Fischiata la fine della partita con la rielezione di Mattarella, nei tempi supplementari sarà da scoprire la sorte di Draghi che non vorrà essere ostaggio dei partiti in campagna elettorale e neppure una scolorita controfigura impedita a svolgere con pienezza il ruolo di Presidente del Consiglio. O deciderà di tornare in Europa, magari con un incarico più politico e meno tecnico o in qualche modo rimarrà protagonista in Italia.

Draghi non commetterà l’errore che fu di Monti che decise di scendere direttamente in politica, raggranellando una accettabile dote di consensi ma che non riuscì a capitalizzare con un adeguato e determinate ruolo politico. Non vedremo mai Draghi fare comizi, tanto non ce ne sono più, neppure partecipare a rissosi talk show come rappresentante di qualche nuovo partito. In quel ruolo non sarebbe Draghi, l’autorevole, serioso, capace, banchiere sempre tetragono nelle proprie idee e poco incline ai compromessi della politica. Ma il partito di Draghi, senza Draghi, ci sarà.

Lo spettacolo indecoroso offerto dai partiti in occasione della rielezione di Mattarella, l’urgenza di scongelare un sistema politico costretto tra una sinistra inconcludente e una destra troppo post fascista, incoraggiando un credibile interlocutore rassicurante per l’Europa, per i mercati internazionali, perfino per il sistema diplomatico internazionale, rendono Draghi insostituibile. L’ipotesi è quella di un diniego di Draghi a scendere direttamente in politica, a fare il capo partito ma intorno a lui crescerà, insieme al consenso, un gruppo di opinion leader e politici che costruiranno un movimento direttamente ispirato e, forse, anche sollecitato, da Draghi e che programmaticamente oltre che idealmente si proponga come cuscinetto, tra i poli esistenti, atlantista, europeista, con un pizzico di tecnocrazia e dunque di concretezza.

Un partito senza Draghi ma ispirato da Draghi che così supererebbe la strettoia delle prossime elezioni, mortificare le ambizioni di sovranisti, nazionalisti, populisti vari, e riproporre anche per la prossima legislatura l’attuale schema politico rafforzato però dalla presenza di un partito robusto che faccia direttamente riferimento al suo progetto.

Una specie di operazione simile a quella che fece cinque anni fa in Francia Macron che pur non essendo di certo un Draghi e neppure un drago, vinse relegando ai margini partiti e rassemblement ben più radicati del suo neonato movimento. E il progetto che forse è già di Draghi, troverebbe ulteriore incoraggiamento dall’appuntamento primaverile delle presidenziali francesi quando con molta probabilità Macron riuscirà a farsi rieleggere Presidente. Con questo precedente la strada, per Draghi, sarebbe ancor più tracciata

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