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L'ANALISI di Maurizio Ronconi | Europee 2024, Vannacci e Salis, due candidature anomale

Nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee ben poco abbiamo sentito parlare di
programmi ma il dibattito, si fa per dire, si è risolto sulle candidature di Ilaria Salis e del generale Roberto
Vannacci poi eletti a furor di popolo con centinaia di migliaia di preferenze. A dire la verità nei decenni scorsi Marco Pannella con i suoi radicali candidarono il “cattivo maestro” Toni Negri ed anche Enzo Tortora, due protagonisti di storie completamente diverse con conti aperti con la giustizia per motivi opposti. Comunque vicende assai diverse da quelle di oggi, storie di anni indietro che non hanno alcuna attinenza con quanto avvenuto nelle scorse settimane.

Il generale Vannacci, all’apice della carriera militare, evidentemente apprezzato sia nell’esercito ma anche
in ambienti politici, in modo singolare per un militare in servizio e per di più alto ufficiale, pubblicò un libro
dove ce le aveva per tutti ed esprimeva giudizi anche di tenore omofobo, offensive per qualcuno e perfino
sentenze inusuali per un militare d’alto grado. Tutti ricorderanno che il libro fu il caso dell’anno, vendette
centinaia di migliaia di copie, assicurò al generale generose royalty, presenze dell’autore in ogni angolo
d’Italia pur mantenendo ancora il ruolo apicale nell’esercito. Il Ministro della Difesa si sentì in dovere di
aprire un fascicolo sulle esternazioni improprie per un generale che fu trasferito ad altro ruolo. Poi l’offerta
di Salvini, accettata dall’interessato, della candidatura alle europee. Il resto è storia di oggi. Il generale
siederà sugli scranni del Parlamento europeo.

Altra storia, assai diversa, ancora più intrigante, quella di Ilaria Salis, partita per Budapest e, si dice,
sorpresa a manganellare dimostranti di destra, acchiappata e messa in carcere con tanto di ceppi ai piedi.
Nessuno contesta la determinatezza di esigere in ogni parte del mondo e particolarmente in Europa il
rispetto dei diritti umani anche nei confronti dei detenuti ma da qui a candidare e far eleggere in Europa la
Salis, ce ne corre.

Nel primo caso, quello del generale Vannacci, non scandalizza l’elezione in Parlamento Europeo ma i motivi
per cui è stato eletto e che nell’esercito italiano, ai massimi vertici, allignino personaggi con quelle idee,
intrinsecamente fasciste, omofobe, maschiliste, un personaggio che da generale scrive un libro come quello
che ha scritto. Di certo la vicenda non è stata una iniezione di fiducia verso le nostre Forze Armate e
neppure per la credibilità dello Stato. Nessuno ormai teme colpi di Stato ma certo la presenza di generali
con queste idee non tranquillizza del tutto.

Quella di Ilaria Salis è una vicenda paradigmatica di quanto sia ancora barricadera e poco propositiva la
sinistra italiana che per qualche voto in più, per dimostrare la propria “diversità”, non indugia a candidare
una giovane che avrà pure tutti i suoi diritti ma che poteva astenersi d’andare in Ungheria a, se lo ha fatto,
manganellare i suoi avversari internazionali. Conclusione, grazie alla battagliera partecipazione ad una
manifestazione politica all’estero, grazie ad una militanza politica tutt’altro che pacifista, si ritrova là dove
certamente non avrebbe mai immaginato. Il Parlamento europeo.
ù

In definitiva viviamo in un Paese in cui la politica è definitivamente scivolata sulla ricerca dell’effetto, ha
abdicato alla politica vera accantonando, anche nelle candidature, la valorizzazione di quelli che fanno la
buona politica oppure si dimostrano bravi e capaci cittadini, premia le “anormalità” che in qualche
occasione lambiscono perfino le illegalità. Il tutto per un pugno di voti o qualche riga di giornale in più.
Il timore è che con queste scelte proprio la politica si trasformi in “cattiva politica” e dunque si incentivi,
come se ce ne fosse bisogno quel male oscuro che già sta soffocando la nostra democrazia e che si chiama
astensionismo.

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