L'investimento da 30 milioni della Rocchetta è a rischio per le divisioni in città, il sindaco scrive al Presidente Mattarella: "Situazione assurda"

Il Sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti ha inviato una missiva sulle questioni lavoro e Rocchetta Spa alle cinque più alte cariche dello Stato per cercare di segnalate la situazione attuale. Il primo cittadino chiede il ritorno al dialogo costruttivo tra la Rocchetta, la Comunanza e il Comune

Il Sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti ha inviato una missiva sulle questioni lavoro e Rocchetta Spa alle cinque più alte cariche dello Stato per cercare di segnalate la situazione attuale. La lettera, riportata qui di seguito è stata inviata a: Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, al Presidente del Senato, Pietro Grasso; alla Presidente della Camera, Laura Boldrini e al Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi.

Questo il testo della missiva:

Ill. mo Presidente,

da anni nel nostro Comune, immerso nel cuore della verde Umbria, è in corso quella che in molti hanno ribattezzato come la guerra dell’acqua, che contrappone in maniera costante una comunità, quella di Gualdo Tadino appunto che ho l’onore di rappresentare pro tempore, a comitati, enti o sedicenti tali. Il tema centrale è la presenza nel nostro territorio di una delle più importanti aziende nel settore
dell’imbottigliamento delle acque minerali in Italia e nel mondo: ROCCHETTA Spa.

Da Sindaco ho ben presente quanto sia preziosa la risorsa acqua e la priorità assoluta che va data del suo utilizzo consapevole e responsabile a tutti i cittadini. Ma una risorsa naturale così importante e fondamentale per la vita di ogni essere umano, dove, come in questo caso, si ha la fortuna di disporne in abbondanza, può a mio modesto parere, essere utilizzata in maniera altrettanto oculata e consapevole, anche per favorire la crescita e lo sviluppo di un territorio come il nostro, che solo per citare un dato ha visto venir meno nell’ultimo decennio qualcosa come più di 3.000 posti di lavoro su un totale di poco più di 60.000 abitanti complessivi.

E’ di questi giorni la notizia dell’avvio di una forte mobilitazione su scala regionale e non solo a difesa di un’azienda storica per l’Umbria come la Perugina, che ha annunciato la possibilità concreta di 364 esuberi, prima ancora, sempre in Umbria, c’è stata una grande mobilitazione a difesa della Acciai Speciali Terni, la stessa Colussi ha avviato le procedure per il licenziamento collettivo di 125
dipendenti.

In tutti questi casi, e potrei citarne altri purtroppo, si lotta e si è lottato per non disperdere un patrimonio identitario e salvaguardare un diritto fondante della Repubblica Italiana, sancito dalla nostra Carta Costituzionale quale è il LAVORO. Il paradosso sta appunto qui, mentre in Umbria ed in Italia i lavoratori, le parti sociali, le istituzioni, i semplici cittadini si battono insieme per la tutela e la salvaguardia del lavoro e dell’ambiente, a Gualdo Tadino, nonostante un iter istituzionale molto scrupoloso e severo, che è partito dal Ministero della Salute, passando per il Consiglio Comunale, l’apposita Conferenza dei Servizi ed in ultima istanza la pubblicazione nel BUR dell’atto finale, avviene l’esatto contrario.

Un piano industriale presentato da ROCCHETTA Spa, che prevede un investimento complessivo di più di 30 MILIONI di euro (per la totale messa in sicurezza ed un risanamento ambientale molto consistente e di pregio dell’intera valle, nella quale insistono le sorgenti, devastata da una tremenda alluvione nel Novembre del 2013, legato all’avvio di un nuovo stabilimento aggiuntivo a quello esistente con la possibilità di creare occupazione e sviluppo) è FERMO da quasi due anni per un ricorso presentato dalla ricostituita Comunanza Agraria che ne chiede nella sostanza l’annullamento eccependo sotto molteplici aspetti sulla legittimità degli atti prodotti.

Illustrissimo Presidente, le posso garantire che in quasi tre anni di mandato ho cercato sempre di dialogare costruttivamente con tutti i soggetti istituzionali e non, al fine di poter avviare concretamente questo progetto, che reputo di fondamentale interesse per l’intera comunità sotto il profilo ambientale, economico e sociale. La mia presenza non è mai venuta meno in ogni sede di confronto, al contrario di altri soggetti, a partire dal Commissariato Usi Civici per Lazio Umbria e Toscana, in ogni occasione di fronte al Giudice Commissario Dott. Pietro Catalani ho sempre ribadito la totale disponibilità a trovare soluzioni di buon senso nel rispetto della legge e dei reciproci interessi rappresentati, al fine di conciliare posizioni diverse ma che dovrebbero, a mio avviso, anche nei fatti non solo a parole, tradursi in azioni concrete tese a migliorare le condizioni di vita dei nostri concittadini nel rispetto dell’ambiente che ci circonda.

Purtroppo ad oggi devo constatare che la posizione di stallo di questa vicenda, dovuta al protrarsi del contenzioso giudiziario aperto su diversi fronti, sta causando enormi ritardi nell’applicazione di un piano di sviluppo che sarebbe di vitale importanza per la nostra comunità e di conseguenza un danno alla medesima. Se avessimo iniziato l’attuazione del piano industriale nei tempi stabiliti, oggi un’intera area sarebbe più sicura, più bella e più attrattiva non solo per i nostri concittadini ma anche per i tanti turisti che potrebbe ospitare e decine di famiglie, tra diretti ed indiretti, avrebbero potuto contare su un posto di lavoro.

Tutto questo, purtroppo, non è avvenuto e temo non avverrà ancora a lungo se non ci sarà uno sforzo di buona volontà da parte dei ricorrenti, ai quali in più di un’occasione, sia le istituzioni, sia l’azienda hanno manifestato la propria volontà di trovare una soluzione condivisa, che non ha mai trovato uguale riscontro, anzi ha incentivato incomprensibilmente la produzione di ricorsi e fascicoli in
sede giudiziaria. Da ultimo, a riprova della nostra sensibilità e della nostra attenzione costante rispetto alla salvaguardia della preziosa risorsa acqua, ci tengo a sottolineare come, nonostante questo sia stato l’anno di gran lunga più siccitoso degli ultimi cento anni, come certificato da autorevoli fonti scientifiche, nella nostra città non ci sono stati problemi di approvvigionamento, nessun provvedimento è stato emesso e tanto meno si è fatto ricorso alle tristemente famose autobotti, come avvenuto in tante zone d’Italia compresa Roma Capitale.

Illustrissimo Presidente,
molto umilmente mi sono permesso di scriverLe queste poche righe per manifestarle lo stato di forte disagio e l’indignazione che un Sindaco di fronte ad una vicenda come questa prova. Amministrare le nostre comunità in tempi come questi è una fatica quotidiana, che personalmente ho sempre inteso come servizio non solo alla mia città, ma alla mia Regione ed al mio Paese.

Noi Sindaci svolgiamo in tutto il territorio nazionale il nostro lavoro con alto senso del rispetto istituzionale, cercando di operare tra mille difficoltà per garantire crescita, sviluppo e coesione sociale, mettendoci tutta la passione e la pazienza di cui disponiamo, ma quando di fronte alla possibilità di costruire insieme il futuro si preferisce distruggere a prescindere diventa quasi impossibile arrivare ad una soluzione nell’interesse del bene comune ed il rammarico cresce.

Voglio sperare che questa vicenda, così assurda quanto emblematica, possa far riflettere tutti noi sulla necessità imprescindibile di ritrovare la strada del dialogo e del rispetto istituzionale unica possibile per trovare le soluzioni migliori in questa come in altre situazioni analoghe, possibilmente fuori dalle aule dei tribunali, ma in sede istituzionale. Confidando nel Suo autorevole riscontro le manifesto sin da subito i miei sentimenti di più profonda gratitudine e stima, invitandola con immensa gioia a visitare la nostra città

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