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'Nodino' di Perugia, Fora: "Non un 'no' a prescindere, ma il progetto va rivisitato e condiviso coi cittadini"

Il consigliere di 'Patto civico per l'Umbria': "Forse è ancora più strategico il raddoppio della rampa che, provenendo da nord, collega la E45 alla bretella Perugia-Bettolle"

Dopo l'incontro avvenuto ieri  tra i vertici dell’Anas, la Regione e il Comune di Perugia per affrontare il tema delle infrastrutture, si continua a discutere del progetto ‘Nodo’ di Perugia e dello snodo E45 di Collestrada. Un tema su cui è intervenuto Andrea Fora, consigliere regionale di 'Patto civico per l'Umbria'.

“Ho sostenuto in più occasioni pubblicamente - scrive Fora in una nota - che il progetto ‘Nodo’ e la soluzione annosa del problema del traffico regionale non si può risolvere con un progetto parziale, ovvero la realizzazione del solo ‘Nodino’ (da Collestrada a Madonna del Piano, ndr), che sarebbe un’opera certamente utile, ma insufficiente e non risolutiva. Al pari del ‘Nodino’, o forse ancora più strategico, è il tema rilanciato dal Comune di Perugia riguardante il raddoppio della rampa che, provenendo da nord, collega la E45 alla bretella Perugia-Bettolle; una corsia unica che ad oggi blocca ad imbuto tutto il traffico in ingresso su Perugia e che potrebbe trovare un maggior sfogo con un raddoppio di corsia”.

“Quanto al ‘Nodino’ - aggiunge Fora - ritengo però fondamentale che la discussione intorno alla sua realizzazione, frutto di un progetto nato ormai oltre venti anni fa, in condizioni e contesti diversi, non si possa limitare ai soli tavoli della politica e degli addetti ai lavori. Leggo che la presidente Tesei ha intenzione di convocare nei prossimi giorni un ‘tavolo di maggioranza’ per dipanare le diversità di vedute tra Comune e Regione, espressioni per altro delle stesse maggioranze di Governo. La discussione su un’opera così importante e strutturale per la nostra regione - osserva Fora - che ne cambierà il volto per il futuro e per le prossime generazioni, non può risolversi in ‘accordi tra partiti’, ma deve coinvolgere necessariamente e in maniera completa la cittadinanza, i comitati di quartiere, le aziende, le categorie produttive”.

“Noi - assicura il consigliere della minoranza - non siamo del ‘partito del no’, a prescindere o del ‘fatele ovunque le opere basta che non siano sotto casa mia’, quindi ben venga la realizzazione di una prima opera, seppure parziale, seppure non in grado risolvere i problemi strutturali della nostra regione. Segno che almeno, dopo venti anni di immobilismo, qualcosa si muove. Ma il progetto del ‘Nodino’ va assolutamente rivisitato. L’attuale tracciato su cui si dibatte da anni e riproposto anche oggi, perché rispetto alle altre ipotesi è quello economicamente più vantaggioso, ha un impatto sul piano ambientale e paesaggistico di fortissima entità, andando a deturpare l’intera collina di Collestrada e soprattutto distruggendo un’area dall’eccezionale pregio paesaggistico, agricolo, turistico, archeologico e storico ambientale come il borgo medioevale di Collestrada e la sua zona boschiva classificata SIC/ZCS a conservazione speciale, i boschi a Farneto. Aree tutelate di interesse comunitario, sopravvissute a millenni di storia che verrebbero deturpate e private alle future generazioni”.

Secondo Fora, “ci sono ipotesi alternative, da poter valutare e vagliare sia sotto il profilo tecnico che economico. Abbiamo una grande occasione: i fondi del Next Generation EU che devono essere utilizzati bene, a vantaggio della collettività, e per generare sviluppo e rilancio della nostra economia regionale, a cui opere infrastrutturali che migliorino i collegamenti infra ed extraregionali serve come il pane. Mi appello al senso di responsabilità della presidente Tesei e dell’assessore Melasecch: bene smuovere dall’immobilismo questa regione, bene investire parte delle risorse del Recovery sulle infrastrutture. Non lo si faccia però al massimo risparmio, scegliendo le soluzioni più semplici che sul breve termine possono sembrare più veloci da realizzare - conclude -, ma che cambierebbero per sempre in peggio il volto paesaggistico e ambientale dell’Umbria”.

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