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Martedì, 27 Settembre 2022
Politica

L'INDISCRETO di Maurizio Ronconi | Da parentopoli a parentocrazia. Come far eleggere parenti, mariti e mogli... nel sistema senza preferenze

Si dice che tutto iniziò presso il comune di Roma dove, si accertò, che concorsi pubblici, assunzioni dirette, vie preferenziali, venivano riservate a parenti di politici o a funzionari del comune. In realtà, il nepotismo, definizione più “elegante” rispetto a quella di parentopoli, è antico quanto l'uomo e di certo non “inventato” da qualche amministratore romano. Chi detiene il potere spesso immagina di poterlo esercitare anche a favore di parenti, congiunti, amici. E’ anche un modo per verificare sul campo quanto potere si ha e fino a dove lo si può esercitare. Se si riesce nell'operazione a favore di un parente, significa che il proprio potere non è sterile ma esercitarlo può determinare il soddisfacimento di qualche aspirazione in qualche caso perfino illegittima. Dunque nessuna novità ma semmai il perpetuarsi di comportamenti inaccettabili, spesso illegittimi, sempre insopportabili. Oggi però verifichiamo un “salto di qualità” se così si può dire. Da parentopoli siamo passati direttamente alla parentocrazia.

Anche in questo caso, non è che ci troviamo di fronte ad un fenomeno inedito; nei Paesi con una scarsa consuetudine democratica, non infrequentemente ai vertici degli Uffici, anche di quelli più importanti, ci imbattiamo in un rosario di parenti, tutti al comando.
Ma da noi, in Italia, la parentocrazia, sia pur non sconosciuta, non rappresentava una consuetudine forse anche perché un pizzico di pudore se non di attenzione, imponevano almeno una riflessione prima di farsi affiancare sulla cadrega parlamentare da un congiunto con una affinità parenterale più o meno vicina ma comunque sempre identificabile.

Oggi, con una legge elettorale scellerata, dove i candidati non vengono eletti ma scelti da una oligarchia di politici, gli argini si sono rotti e nei collegi, maggioritari o proporzionali che siano, ritroviamo mogli, figli, nipoti, fidanzate, amanti e tante altre amenità. La tentazione di far eleggere la moglie, la fidanzata, un congiunto diretto è forte. Serve a far definitivamente non solo quadrare il bilancio familiare ma ad elevare il reddito in modo considerevole, a circondarsi di persone di assoluta fiducia e consonanza politica anche se, non infrequentemente, ne risente la qualità della proposta politica. Critiche a questo andazzo sono state assai forti accusando perfino quelli che avanzavano dubbi su questo metodo di anti femminismo, maschilismo razzismo e tanto altro.

E’ di tutta evidenza che semmai sono anti femministi e maschilisti coloro che esercitano un potere per sottomettere parenti, conviventi ed affini alle proprie (e anche di altri) volontà, esercitando comunque una coercizione favorendo un servilismo che non fa rima con capacità di proposta politica. Dall'altro lato è da considerare che una legge elettorale siffatta rende ininfluente la volontà di riconosce capacità ed intelligenze. Queste doti ci saranno nei tanti congiunti candidati e poi quasi sicuramente eletti ma è indiscutibile anche che il loro destino viene scelto dal parente potente, oligarca e non certo favorito dalle loro capacità

In definitiva avremo, per questi comportamenti, un parlamento non di eletti ma di scelti, zeppo di parenti e conoscenti, fedeli, amicale, parentocratico e con una percentuale non esaltante di meritevoli e capaci. Non è certo un buon viatico per un parlamento atteso a scelte importanti e perfino epocali in un tempo fatto di guerre armate e commerciali, razziali ed economiche che avrebbe voluto che fossero richiamati in servizio della politica truppe di complemento e perfino riservisti invece che imbellettate
mogli, amiche, amanti, fratelli, cugini e chi più ne ha ne metta. In tutti sensi.

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